EQUI-LI-BRIO? mostra promossa da Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato.

LOcandina

6 dicembre 2013: Mostra EQUI-LI-BRIO? presso ex Casa Badalamenti, Cinisi.
In ricordo di
Felicia e Peppino Impastato
Giovanna Fileccia ha ideato e realizzato la scultura “Amore a due voci” dalla poesia che porta lo stesso titolo tratta dal suo libro “Sillabe nel Vento”.L’opera ”Amore a due voci” rappresenta il seno materno, ed è formata da una doppia spirale che unisce idealmente il legame indissolubile di madre\figlio.
Dal centro di ogni seno scende un filo come una sorta di cordone ombelicale a sottolineare l’inscindibilità materna che travalica l’egoismo; nonché la ricerca costante di quel confronto equilibrato a cui aspira ogni genitore.
Alla base del filo sono appesi due cilindri che riportano i versi poetici che, secondo l’artista, più rappresentano il rapporto d’amore incondizionato tra i due.
L’opera, al termine della mostra, il 29 aprile 2014, è stata donata dall’autrice a “Casa Memoria Impastato”.
Equi come “equidistanti” – “equità” – “corretti”.
Li come “luogo dove si è” – “perno” che collega il sé con l’altro”.
Brio? come “porgersi alla vita anche con leggerezza”.
In una parola “Equilibrio”
Il filo conduttore della mostra è il movimento circolare come continua ricerca del proprio epicentro. La cordicella posta in bilico al centro delle sculture sottolinea quanto sia precario l’incontro tra il sé più intimo e l’altro. Da qui l’esigenza di un rapporto– che sia d’amore o lavorativo, d’amicizia, familiare, eccetera— equilibrato che metta in luce una sana, eppur delicata e costruttiva discussione, fondata sul rispetto reciproco.
Le opere della Fileccia sono state interpretate dalla psicologa e psicoterapeuta Caterina Vitale come “Mandàla”: antica espressione di comunicazione universale. «Il Mandala» dice la dottoressa «è uno psicocosmogramma cioè la rappresentazione del cosmo con le leggi che lo regolano di armonia e di equilibrio. Nella lingua sanscrita significa cerchio magico o cerchio sacro e lo ritroviamo nell’antica cultura tibetana in forma archetipa; nel DNA; nelle piramidi egizie come spirali che partono dal suolo e salgono verso l’universo. Il Mandàla in psicoterapia ha un compito particolare: è uno strumento che serve anche ad ampliare la coscienza procurando un benessere generale a chi lo guarda e a chi lo crea. Chi riesce, come Giovanna, a realizzare i Mandàla in modo spontaneo – prosegue la dottoressa – possiede una conoscenza innata e una saggezza inconscia »

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