Recensioni a Sillabe nel Vento, di Giovanna Fileccia. Ed.Simposium 2012-

copertina libro

Veronica Giuseppina Billone

Dalla lettura di quest’opera, la prima impressione è quella di trovarsi davanti ad una Autrice a tutto tondo.

Giovanna Fileccia, non è di certo una poetessa monotematica ma le sue argomentazioni poetiche, spaziano in molti campi emozionali.

Se si volesse cercare di scoprire il suo intimo attraverso le sue poesie, ne verrebbe fuori una donna serena e appagata, con una forte personalità e grande sicurezza di sé, che si proietta verso il prossimo per decantare i lati positivi e negativi dell’esistenza.

Ma chi legge poesie, interpreta secondo il proprio stato emozionale.

Qualsiasi poeta è cosciente di questo, ecco che la Fileccia si cura di rivolgere i suoi versi ad “un’intima platea”, capace di comprendere e trarre, dalle sue poesie, emozioni proprie.

Nella poesia “Tulipano”, l’idea della poesia nasce spontanea e si sviluppa con la naturalezza di un fiore che sboccia.

Il desiderio dell’Autrice, di donare emozioni attraverso il suo poetare, trova il messaggio più grande nella poesia che dà il titolo a questa raccolta “Sillabe nel vento”.

Recita un verso: “Vorrei scrivere una poesia senza parole, una poesia che nella sua coerenza, sia totalmente sconclusionata, perché ognuno possa prendere ciò che gli serve, per far luce nel caos della sua mente”.

Tra le poesie dell’Autrice, troviamo spunti filosofici sull’illusione della grandezza umana di fronte all’eternità “Metafore” ma eternità che può essere rappresentata nel suo minimo naturale di una goccia di rugiada che perpetua il suo ciclo naturale in uno spazio temporale infinito, raggiungendo in quel minimo, il suo massimo, “Il x sempre”.

Tra le svariate argomentazioni poetiche, il racconto della vita quotidiana tra dolore e gioia “Stelo di Giunco”, con una visione comunque positiva, dove anche il dolore, attraverso la forza interiore dell’amore, ”Madre mancata”, “Girotondo”, può divenire dolce compagno nella solitudine e non abbattimento “Nel silenzio della notte”.

La concezione dell’amore infatti, è sempre felicemente positiva e gioiosa, anche quando l’amore è solo sognato “I sensi dell’amore”, “Valzer”, “Solide trasparenze”.

Anche la morte, naturale componente della vita, viene sfidata con ironia “Dialogo”, ”Il bruco e la farfalla”.

Non mancano in quest’opera, testi dedicati alle festività, come nella poesia “Natale”, dove risalta tra mille luci colorate, la perdita del senso di questa festa, una perdita dolorosa dei valori della vita ma la speranza si perpetua e si affida alla nascita di Gesù.

Nella poesia sul carnevale, la descrizione tra il serio e il faceto , di una antica tradizione popolare “L’abballata du nannu”.

L’Autrice in quest’opera, presenta oltre i testi in lingua italiana, testi in lingua siciliana, esaltando le bellezze naturali e umane della sua amata terra ma esprimendo la sofferenza del suo cuore per una terra dolente di soprusi, povertà, condizionamenti che da tutte le parti la bersagliano, poesie che sono urlo di dolore e di ribellione, “Stidda a tri punta “, Figghiu ri crita”, “Sabbia rocciosa”, “12225”, ” Tramuntu spiranzusu”.

Lo stile poetico di Giovanna Fileccia si caratterizza di una forma innovativa che a volte si insaporisce di prosa, pur restando canto poetico, con espressioni a volte forti e colorate che lo rendono unico.

Veronica Giuseppina Billone, Editrice del libro.

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Francesco Ferrante

Ci troviamo oggi a parlare di un libro di un’artista eclettica: Giovanna Fileccia.

E’ un libro che racchiude una raccolta di poesie e due brevi racconti.

Cominciamo ad analizzare quello che è il titolo scelto dall’autrice: “Sillabe nel vento”, che è anche una lirica inserita nel libro.

Si può ipotizzare che la scelta sia stata dettata dalla consapevolezza della poetessa della utopica, irrealizzabile speranza che i suoi versi possano essere accolti nell’animo dei lettori, di parole dunque portate via dal vento, oppure, ed io sposo questa seconda ipotesi, l’autrice affida al vento il compito di portare in ogni remoto anfratto della società le sue parole, le sue sillabe, che come polline andranno a fecondare un animo ricettivo.

Andiamo al contenuto del libro. Parlare di un libro di poesie non è mai facile perché si tratta di un universo immenso di sensazioni e di pensieri, parlare poi di un libro che, come ammette la stessa Giovanna, deriva dal caos è davvero compito arduo. Il caos ovviamente non ha una connotazione negativa. Dal caos nacque la vita, e dal caos sono stati partoriti questi versi che sono come un dono di vita della poetessa al lettore.

E’ una poesia, quella della Fileccia, immediata e schietta. Per usare una metafora possiamo dire che non è un cibo complicato dai mille sapori che si intrecciano difficile da digerire, piuttosto è semplice e buona come lo può essere il pane.

E’ sicuramente introspettiva, ma in se stessa l’autrice trova la strada per spiegare e raccontare il mondo, dal suo punto di vista che può essere condivisibile o no, ma ad ogni modo pur sempre affascinante.

La poesia di Giovanna Fileccia ha inoltre una valenza sociale, sa affrontare anche problemi come il degrado morale della nostra Italia (quando scrive “i tuoi monti racchiudono un cuore oscuro e roccioso”), o la connivenza e l’apatia di chi vuole opporsi al cambiamento rappresentando così la “zavorra” di una vera rinascita culturale, o ancora il dolore di una donna che non trova la sua maternità… Un lettore distratto potrebbe leggere in questi versi un po’ di pessimismo, ma Giovanna sa invece lanciare sempre una parola portatrice di amore e di speranza.

La raccolta di apre con una poesia: “Intima platea”, con la quale si offre al lettore la possibilità di entrare in intimità col pensiero dell’autrice, e si chiude con una poesia che è semplicemente un delizioso auspicio: “Vorrei che il sorriso / illuminasse la tua vita / Vorrei che la tua vita / fosse illuminata dalla gioia / Vorrei che la gioia / fosse contagiosa / infinita / eterna…”.

Giovanna Fileccia scrive prevalentemente in italiano, ma ci fa “gustare” anche qualche lirica in lingua siciliana. (nota “Tramuntu spinzasusu” pag. 25).

Il libro si chiude con due racconti, uno in siciliano “Storia d’un picciottu ca si vulìa maritari” e uno in italiano “Il valzer della conoscenza”.

Il primo nella narrazione di un anziano si parla dell’incontro di un ragazzo, in cerca di moglie, con una ragazza che fisicamente presenta qualche anomalia. E’ un racconto intriso di una velata ironia che da al lettore numerosi spunti di riflessione oltre al privilegio di scegliere il finale.

Il secondo invece è un invito a lasciare il proprio piccolo mondo, fatto di egoismi e di “vuota pienezza”, per affacciarsi all’universo della conoscenza e mettersi in gioco, come in un ballo che conduce alla vera essenza della vita.

Un grazie dunque a Giovanna Fileccia per il dono col quale ci ha resi sua intima platea.

Francesco Ferrante, poeta e scrittore.

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Maria Antonia Manzella

“A Giovanna, che vuol far luce nel caos della sua mente”.

Viviamo in un tempo in cui il materialismo, l’indifferenza, l’odio, la violenza sembrano imperare sovrani. Eppure c’è ancora qualcuno che compone poesie, perché nella poesia trova una valvola di sfogo alla routine quotidiana e al malessere sociale.

C’è chi nella poesia cerca l’armonia delle parole, come il pianista che dà voce alla sue sensazioni più profonde, suonando un pianoforte. È proprio il caso di Giovanna Fileccia che già al tempo della scuola componeva poesie “per capire e farsi capire”, per cercare la sostanza delle cose, creando così pian piano un suo stile personale. Ultimati gli studi tecnici, Giovanna, leggendo e studiando da autodidatta, si è arricchita di contenuti, ha maturato una formazione culturale ricca, profonda, unica.

Scrivere poesie è diventato così la liberazione del suo io interiore «di sillabe», che si disperdono nel vento liberamente.

“Vorrei scrivere una poesia senza parole -dice- perché ognuno possa prendere ciò che serve per far luce nel caos della sua mente” (Sillabe nel vento).

Le sue poesie “all’origine erano pensieri, pensieri che sbocciano per essere parole, parole libere, personali, obbligate a divenire intimamente plateali”, nel momento in cui i lettori sbirciano tra i cassetti che contengono le sue poesie (Intima platea).

Giovanna sostiene che noi siamo creature, immagini speculari di Dio, delineate, incomplete, nostalgiche, ci sentiamo padroni del mondo ma occupiamo un piccolo spazio che sta al margine del nostro tempo (Metafore). Così anche lei, donna moderna, combattiva, creativa, volitiva, intraprendente, curiosa, qualche volta sente il bisogno di essere presa per mano per essere condotta “dove non sa andare” dal suo amore. Il cedimento dura poco, lei è forte e sa reagire al dolore, all’angoscia di una notte insonne per il ricordo di un caro estinto. E dal dolore rinasce con orgoglio e “il nulla diviene luce intensa”.

Nella sua produzione non mancano poesie dedicate alla sua terra, all’Italia; in “Mia Italia” esalta la bellezza della sua patria e dedica alla Sicilia e ai Siciliani “Stidda a tri punta”. La poetessa esorta i Siciliani a riappropriarsi della loro terra, che lei definisce ”terra ddisiata, china ri suli”. Le sue poesie raccontano anche l’infinito ”giocoso, perenne raggiro” tra Cielo, Vento e Mare, visto dalla Terra.

Inoltre è vivo in lei il gusto delle tradizioni popolari locali, del Carnevale e delle feste religiose. Giovanna compone anche favole e ballate, dove evidenzia profonde riflessioni filosofiche, frutto dei suoi studi, delle sue ricerche personali.

La sua poesia esalta l’umano, valorizza ciò che appare scontato, pone domande, tenta risposte, opera uno scavo in profondità ed in altezza.

Le sue poesie sono spazi privilegiati dove si scopre la ricchezza del suo linguaggio e la sua straordinaria capacità di comunicarci emozioni e sentimenti. Lo stile delle sue opere è avvolgente, armonioso, elegante e ricercato.

Professoressa Maria Antonia Manzella

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Valentina Grazia Harè

Sembra proprio che nella poesia di Giovanna Fileccia la morte rincorra la vita e sempre altra vita ne scaturisca in forma di poesia. Proprio come il suo modo di porsi nei confronti della gente, con profondità e con una certa apertura, pronta al confronto: quindi alla morte e alla rinascita. Perché proprio da questo distruggere e costruire nasce l’arte e quella di Giovanna dà l’idea di un’imponente Araba Fenice.

Ma offrendo in sacrificio vissuti mortiferi come le ansie, le angosce, l’insonnia e il nulla, come ci indica lei stessa nella poesia “Nel silenzio della notte”, l’artista riesce a guadagnare, in cambio, il tutto. Come nella poesia “Amore a due voci” in cui lei abbraccia, con la sua arte, il mondo, diventa terreno fertile, si espande, vuole superare i confini del suo io e diventare albero, aria, roccia.. E’ quindi una poesia che secondo me sottende un grande amore per il creato perché nei confronti di questo si fa ascolto. Una poesia generosa che vuole ascoltare la vita e l’interiorità, e che perciò è avulsa dal tempo. Conosce però il ritmo dei versi, musicali. E’ sospesa nel regno della favola e leggera come rivela la lirica: “Solide trasparenze”, perché proprio la leggerezza, scrive lei, aiuta a sognare.

Dai sogni ci si conosce e Giovanna si scruta e cerca “la via della luce” grazie a piccoli e grandissimi indizi: delle apparentemente semplici gocce di rugiada, come nella poesia “Gocce”. Questo ci fa capire che quella luce si riverbera anche su piccole gocce di rugiada: come i sogni aiutano la realtà.

Ma la salvezza, come tutti gli artisti, va cercata nell’interiorità e nel lavoro onirico che appassiona e spaventa. Per cambiare infine ciò che ci circonda e dargli una nuova forma, diventando i registi della nostra vita.

Ho trovato la sua poesia un’originale immersione nel profondo da parte di una ballerina aggraziata.

Valentina Grazia Harè, scrittrice e poetessa

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Francesca Currieri

Nel libro di Giovanna Fileccia “Sillabe nel Vento” ho letto le sue più intime emozioni, i suoi sentimenti e le sue speranze, raggiungendo la profondità del suo animo. Quando leggo un’opera mi pongo sempre un interrogativo: cosa si nasconde dietro l’autore? Quale è il messaggio al lettore? Quali sono le cose in cui lo stesso, crede?

Nel caso della Fileccia la prima cosa che rapisce l’attenzione, è il titolo del libro “Sillabe nel Vento.” Il vento è un elemento essenziale della natura, perché allo stesso non si può sfuggire, coinvolge ogni cosa, entrando nel caos della mente. L’autrice si lascia avvolgere da questa energia e porta alla luce le sue malinconie, i suoi ricordi, le sue sensazioni, le sue riflessioni sull’umanità e sulla sicilianità, per dare vita ad una poesia intuitiva e autentica, nella quale si rivede ed è “essenzialmente se stessa.”

Giovanna Fileccia si definisce “complicata come un prisma poliedrico.” Tale definizione non è casuale e neppure priva di significato, da infatti l’immagine di se, della sua natura vitale, delle sue intrinseche capacità, dei suoi colori, dei suoni e delle emozioni, in altre parole da contezza della sua armonia.

I versi delle poesie offrono al lettore, la possibilità di riflettere su molti aspetti universali della vita che, incidono su ognuno di noi, come gli affetti familiari, la sofferenza umana, la forza della natura, la morte, l’ansia e la varietà del tempo che fluisce, senza arrestare la sua corsa. Se ci fermiamo un attimo, ci accorgiamo che tanti momenti vengono portati via, altri vengono allontanati e altri ancora si perdono nel vento. Il messaggio dell’autrice va verso la valorizzazione dello spazio temporale che, circoscrive la nostra vita. La natura ci ha reso padroni e artefice del nostro tempo, è necessario appropriarcene, dedicando uno spazio alla nostra crescita personale e spirituale.

Nella poesia “Sillabe nel vento” sono insiti messaggi vigorosi che, vengono diffusi dal vento: pervenire alla pace interiore, mettere fine al caos della mente, mediante un guardarsi dentro e meditare. L’uomo ha bisogno di svegliarsi, di rinascere e di credere in se stesso. Occorre essere reali verso la vita, portare alla luce ciò che è represso, affinché venga espresso, ridare sfogo alla propria rabbia, alla propria tristezza, alle proprie gioie, solo così si può raggiungere un sano equilibrio psicofisico. Sono queste le riflessioni, i messaggi e gli auspici che scaturiscono dall’opera di Giovanna Fileccia.

Un grazie all’autrice per aver acceso una piccola luce di speranza su un mondo, spesso buio e privo di valori.

Avvocato Francesca Currieri, scrittice e poetessa

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Maria Elena Mignosi Picone

Giovanna Fileccia: una poetessa siciliana, di Palermo, ma che risiede con marito e figli a Terrasini, ridente paese sulla costa siciliana, con alle spalle il monte e che si protende verso il mare. Ho avuto occasione di conoscerla ad una Premiazione di poesie a Mondello e da un incontro fortuito si è sviluppata una bella amicizia della quale mi reputo onorata. Giovanna Fileccia è una poetessa che rispecchia l’anima siciliana nella sua migliore forma. Sensibile e profonda, unisce a queste doti anche un tratto amabile pregno di semplicità e naturalezza. Sono stata ad una sua mostra di “poesia sculturata”, una originale, anzi direi di più, una personale, esposizione di “installazioni” come lei chiama le sue composizioni di materia in cui incorpora le sue poesie. Unisce così mirabilmente l’elemento spirituale, la poesia, con quello materiale (cartone sabbia swaroski…). E questa mi pare una bellissima idea, che rispecchia l’unità psicofisica dell’essere umano costituito inscindibilmente di anima e di corpo. E questa è l’arte di Giovanna Fileccia. Ma rivolgiamo adesso in particolare l’attenzione sul suo primo libro di versi, “Sillabe nel vento”. Nella poesia appunto che porta questo titolo ella afferma: “Vorrei scrivere una poesia senza parole … le cui sillabe si disperdano nel vento … Vorrei scrivere una poesia senza parole … dove al posto di parole ci siano silenzi … dove al posto di silenzi ci siano emozioni … dove le emozioni possano sfociare in sagge riflessioni … Vorrei scrivere una poesia senza parole … perché ognuno possa prendere ciò che gli serve … per far luce nel caos della sua mente.” “Sillabe nel vento”, dunque, un titolo a prima vista quasi sibillino. Cosa vuole significare? Il significato rivela la personalità della poetessa: l’esigenza di uscire da sé e aprirsi alla comunicazione verso gli altri. Questa apertura agli altri la possiamo notare pure in un’altra poesia che dal titolo sembrerebbe però tutto il contrario, cioè l’imposizione di sé; il titolo “Essenzialmente io”. “Lasciami dire solo per una volta…io…io che egoisticamente..” E continua. Sembrerebbe tutto l’opposto. Però vediamo come si sviluppa e come conclude, con un risvolto a sorpresa: “…io…che voglio dire “io” solo perché amo l’essere “noi”. Ecco compare l’altro. E’ un io il suo che poi si fonde nel noi. E questa fusione diventa unità, un’unità così stretta che non si capisce più dove finisce l’io e comincia il noi. “..dove inizio io e finisci tu? dove inizi tu e finisco io?” E la fusione si fa anche bisogno dell’altro in un tenero affidamento: “prendimi per mano e conducimi dove non so andare…amore mio”. E altrove: “Noi…nucleo di nuclei uniti…compressi … pronti a navigare … in sì … armoniche sensazioni”. Nel noi la poetessa raggiunge la pienezza. Pienezza che ella esprime anche attraverso una figura geometrica, la sfera, che ricorre insistentemente nei suoi versi o nelle sue composizioni materiali, e che evidentemente ella predilige: “misteriosa sfera luminescente” dove luce è gioia, felicità. “Ciò che vibra sul tuo viso … non è l’ombra di un sorriso … ma felicità pura e cristallina”. La sfera, che è dunque armonia, (come serena è la sua vita), le richiama anche la goccia. “Gocce di rugiada sul manto della vita … splendono … abbagliano … indicano la via della luce”. E alla sfera, alla goccia di rugiada infine la poetessa accosta l’idea del per sempre: “esiste il per sempre in quell’unica goccia di rugiada”. Ecco allora che sfera, goccia, armonia; pienezza, appagamento, eternità; sono tutti elementi che ci riportano ad un altro aspetto della poesia di Giovanna Fileccia, l’equilibrio. Anche nelle sue installazioni pende sempre un filo cui è sospeso qualcosa, un sassolino, un cristallo, che danno l’idea appunto dell’equilibrio che stabiliscono con tutto il resto. Equilibrio che è conquista, superamento dei condizionamenti che la vita inevitabilmente presenta; condizionamenti di vario tipo: interiori, familiari, sociali. che costituiscono come la “Zavorra”, da cui bisogna liberarsi, affinchè possa venire a galla la vera essenza della persona, il vero io. Nella poesia “Introspezione” troviamo “Mi riavvolgo a spirale … girando su me stessa per lineare il mio equilibrio … per cogliere la mia essenza”. Come possiamo notare la poesia di Giovanna Fileccia è una poesia abbastanza complessa pur nella sua semplicità, dove i versi si ammantano di filosofia, psicologia, anche geometria; non è una poesia solamente intimistica, sfogo di sentimenti, ma una poesia di un certo spessore che rivela una forte tempra di poetessa. Una poesia anche responsabile. Che tiene presente il pubblico cui si rivolge e nello stesso tempo, anche se per esempio parla del male, apre sempre però il cuore alla speranza. Significativo al proposito è un titolo “Tramuntu spiranzusu”, di una poesia in dialetto; un accostamento di termini contraddittori, tramonto che esprime negatività, qualcosa che finisce , e poi la speranza che è tutto il contrario. O nella poesia “Natale” : “Dove sei andato spirito del Natale?… L’evento che rappresenta la povertà e l’offerta … è divenuto per incanto festa di sfarzo e di abbondanza … ” Però non finisce qui in una sterile lamentela. C’è Gesù che apre il cuore alla conversione. “E tu…bimbo in fasce vienici in aiuto … riaccendi dopo il buio di una notte senza fine … la vera essenza dell’Avvento…”. Giovanna Fileccia quando scrive poesie non si sente nell’isolamento ma di fronte a un pubblico, a una platea.”Voi, intima platea di visi sconosciuti … lettori consapevoli di sillabe assemblate”. E a questa consapevolezza di rivolgersi a un pubblico, si intreccia un altro aspetto della sua poesia, la universalità. “Grazie, intima platea di voci modulate … sbirciate tra i cassetti che contengono poesie … poesie che all’origine erano pensieri … pensieri che sbocciano per essere parole … parole libere…personali … obbligate a divenire intimamente plateali.” E qui in una strofe soltanto c’è compendiata tutta una concezione sull’origine della poesia. E la poesia è universale, tutti ci si possono riconoscere. Come pure nei pochi versi che formano la poesia “Tulipano”(Storia di un’idea). “Alta e fiera nasce dal nulla … guizzo di un istante che arguisce la mente … lampo insistente che …come fosse niente … realizza e crea un’idea splendente.” C’è in sintesi tutta una poetica. Tante cose ancora si potrebbero dire sulla poesia di Giovanna Fileccia, ma allora più che una recensione si potrebbe fare un saggio, perché altri temi ancora ella introduce e sviluppa, (la labilità della vita, i danni della lingua…) e tanti aspetti ancora sarebbero da esaminare (la sicilianità, l’umorismo…). Ma mi vorrei soffermare ancora sullo stile della sua espressione poetica. E’ uno stile che esprime un grande pregio che è dello scrivere: la sintesi. E oltre a questo, si tratta di un linguaggio nitido, trasparente; è la trasparenza dell’idea che espone. Elegante nella sua semplicità. E rispecchia la naturalezza del suo porgersi. Nel vernacolo, pur mantenendo le stesse prerogative, il linguaggio si fa più colorito e pittoresco mantenendo sempre una squisita eleganza.

Professoressa Maria Elena Mignosi, scrittrice e poetessa.
www.mariaelenamignosi.it

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Calogero Catania

Lette con attenzione le poesie di G. F. dipingono la sua essenza in modo immediato e sincero. Spontanea nel porgersi, ingegnosa nell’attuare, razionale nel creare, sono queste le doti che emergono dalle sue opere. Ed è soprattutto la creatività quella che risalta maggiormente, là dove le poesie vengono assemblate in modo informale, in cui la disposizione fisica delle parole nei versi caratterizzano fortemente le sue opere. Può piacere o no ma ciò misura la capacità creativa di G.F. nella forma e nella sostanza. Hanno questa forma: Essenzialmente io, Solide trasparenze, Girotondo, 12225, Walzer, Orizzonte, ecc…. E a dire il vero, quasi tutte le chiuse portano impresso questo marchio che costituisce la firma del poeta.

Un tratto comune a molte poesie è l’apertura del verso successivo a partire dalla parola che chiude il verso precedente… in una sorte di concatenamento voluto, ragionato, ricercato. E’ d’effetto ma sono versi che provengono dalla ragione e non dall’anima. Per esempio (in Madre mancata) ….

….

Spirale di dolore senza fine

Dolore

che necessita di rinascita

Rinascita

che necessita d’amore

Amore rinato

che attenua il dolore.

Invece della classica disposizione dei versi:

Spirale di dolore senza fine

che necessita di rinascita

d’amore rinato che attenua il dolore…

Giovanna è buona nell’animo e vorrebbe un mondo migliore per tutti, un mondo ricco di poesia che è alla base dei buoni sentimenti (Sillabe nel vento).

Questa poesia, che dà il titolo alla raccolta, ha una buona ispirazione di base ma G. F. per inseguire un gioco di parole si perde dietro vocaboli molto impegnativi che vogliono dire tanto e nulla (caos delle menti) perdendo di vista la vera conclusione della sua poesia il cui senso completo è racchiuso nell’ultima strofa. Secondo il mio modo di vedere e percepire la poesia questa opera poteva essere molto più interessante tagliando alcune frasi e riducendola all’essenziale, un essenziale importante e sentito, come ha scritto la brava Veronica Billone nella sua presentazione.

Vorrei scrivere una poesia senza parole

una poesia che nella sua coerenza

sia totalmente sconclusionata

perché ognuno possa prendere ciò che gli serve

per far luce nel caos della sua mente.

Ricordo a me stesso che il caos delle menti è follia mentre il caos dei pensieri è confusione, indecisione ….

In G.F. c’è anche un po’ di egocentrismo (ma chi non l’ha?) che culmina nei versi di Essenzialmente Io… Ma anche in questo caso il suo voler emergere è in realtà una denuncia verso tutto ciò che ha dovuto conquistare la sua natura di donna e quindi una denuncia delle discriminazioni che giornalmente deve sopportare. Ma è pur sempre una donna, un animo sensibile che ha bisogno di appoggiarsi ad una famiglia, ad un uomo (il suo amore), per essere guidata nelle anfrattuosità della vita.

Lasciami dire solo per una volta … io // io che combatto le mie battaglie… // io che affranta mi guardo allo specchio // e mi penso

Lasciami dire solo per una volta // essenzialmente io // e poi // prendimi per mano e conducimi // dove non so andare… // amore mio….

Peccato che la parte centrale della poesia risulti appesantita da un ragionamento un po’ troppo pensato che toglie spontaneità all’opera.

Ho trovato ricche di positività e di concetti costruttivi le poesie brevi …e tra tutte Imperia, una poesia pulita, lineare, che arriva subito al cervello e al cuore.

Amo il respiro della Terra // che ad ogni alba si innalza // imperioso // desioso// a ricevere un tenero abbraccio del sole.

Che cos’è il respiro della Terra se non il respiro dell’Umanità, che con desiderio s’innalza verso il cielo e chiede di ricevere l’abbraccio del Sole. Il sole qui vuol essere Dio che dispensa l’amore e la pace dei popoli. Ovviamente si possono dare altre interpretazioni ma tutte hanno un risvolto di positività e ottimismo che caratterizza l’anima di G. F.

Io avrei tolto anche gli aggettivi imperioso e glorioso per ottenere un canto più naturale (come fece Quasimodo E’ subito sera ).

Degne di nota sono anche le opere Il x sempre, Gocce….. in esse si sente parlare l’anima della poetessa e si entra in simbiosi con le sue emozioni e con i suoi sentimenti.

Calogero Catania, scrittore e poeta

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Mimma Raspanti

La tua è una poesia particolare, racchiude nozioni di studio e scandaglio dell’anima.
Non sono brava a recensire e non mi permetto di dare giudizi, perché non sono all’altezza di poterne dare, dico solo che l’ho trovata scorrevole e profonda. Come tu stessa dici, ha dentro anche un pizzico di prosa, e chissà se questo non è un’innovazione. Il mondo è in crescita, la poesia in evoluzione e quale sarà il suo destino chi può saperlo!Contribuiamo nel nostro piccolo a darle qualcosa, oltre alle emozioni personali, anche lo stile che ci contraddistingue partecipa al cambiamento; questo appartiene a chi ama l’arte, a chi ha fantasia fuori la norma, a chi non è fossilizzato negli stereotipi e guarda avanti.
Una piacevole lettura anche i racconti.

Mimma Raspanti, poetessa

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