Riflessioni di Valentina Haré su Giovanna Fileccia e la sua Giostra Dorata

Giovanna si mette in gioco, si cerca nelle sue opere,ed è proprio questa la scommessa, quella di incontrare se stessa ascoltando il linguaggio interiore con cui parlano le sue creazioni. La giostra è il senso ludico del creare, la cosa che ci permette di trarne piacere e che non ci stanca, ma è perenne movimento, ricerca, con il regalo a ogni giro di giostra di una consapevolezza in più.
I suoi oggetti sono presi dal mondo reale ma messi a recitare su un diverso palcoscenico. Penso alla sedia con una sfera al centro tenuta su da quattro aste. E così che si sconfigge l’essere spettatori, seduti, per fare divenire attrice quella sedia, protagonista, e farle reggere una sfera, un compito impegnativo, come se fosse un piccolo mondo. Mi viene in mente che questa sia la traduzione in immagine dello studio fatto in una millenaria biblioteca e che solo ora, simbolicamente, si racconta attraverso quest’opera che rappresenta, secondo la mia visione, la perfezione del sapere, rotondo, agognato dagli studenti di ieri, oggi e domani… però questa perfezione rimane sempre qualcosa cui aspirare, un ideale.
I mandala riflettono l’armonia cercata, così come il sapere per la sedia. Nella ragnatela c’è anche questo perché attraverso le opere si raggiunge uno stare al mondo egosintonico. Ci si conosce.
Così come è articolato un ragno, così Giovanna si flette dalla poesia alla scultura, segmenti di una stessa zampa, e la vita viene intessuta, ricamata. E perciò diviene preziosa.
In una parola la giostra di Giovanna è l’arte, ma più profondamente è la vita stessa, le due cose si alimentano a vicenda: il mondo di tutti i giorni da cui lei prende i materiali, concretamente e idealmente, prende due vie: quella della ricerca ininterrotta di un senso, come testimonia la sua giostra e il ragno; quella dell’incanto di un momento di magia, quindi si ferma tutto per una nuova visione del mondo, una potentissima voglia di raccontarsi e di coinvolgere tutti gli amici nel suo mondo particolare. Non possiamo che essere grati di queste confidenze profonde che ci fa con la sua arte. E le auguriamo di non smettere mai di cercarsi, di sperimentare, di essere, in una semplice parola, viva. Come l’arte ti fa sentire, parlo per esperienza personale, essendo anch’io un’artista.

Valentina Grazia Harè
Palermo, 30 gennaio 2016

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