“Giovanna Fileccia una poetessa al passo coi tempi”di Maria Antonia Manzella

Copertina 3 La Giostra Dorata del Ragno che tesse
Copertina de La Giostra dorata del Ragno che tesse di Giovanna Fileccia

Giovanna Fileccia scrive “per condividere sensazioni e stati d’animo, che la vita ci regala…” La poesia di Giovanna che lei stessa oggi definisce “Poesia sculturata” in effetti ci coinvolge, ci emoziona, ridesta in noi echi armoniosi. Le sue emozioni diventano le nostre, perché, è vero, Giovanna, in tutto quello che fa o che compone, mette cuore, anima, intelligenza, intuito, amore, passione.

Giovanna è un vulcano di idee, di inventiva, di estro creativo e, come ogni artista, possiede “un cervello in fermento, che segue sinuosi ed accattivanti percorsi per inoltrarsi in nuovi stimoli per dire, fare, creare”.

Tutte le sue creazioni: una tenda, una coperta, un abito, una poesia, raccontano di lei, una donna apparentemente fragile, ma con una personalità forte e determinata.

La sua sorprendente ascesa in campo letterario, le sue raccolte di poesie, i premi letterari sono il frutto di studi approfonditi e di una formazione culturale ricca, profonda, unica, come già scrissi per la presentazione del suo libro “Sillabe nel Vento”.

Al suo successo hanno contribuito i suoi familiari, che l’hanno supportata con calore, sostegno e affetto costanti. A tale proposito lei stessa scrive: “sono punti cardini che mi completano, loro rappresentano il fulcro attorno al quale gira la mia giostra”.

La seconda raccolta di poesia si intitola proprio “La Giostra dorata del Ragno che tesse”, il cui contenuto nel complesso – come afferma Pippo Oddo – è incentrato sul rispetto per il prossimo, per i suoi sentimenti e tutto quello che è stato creato. La giostra simboleggia la vita umana, che è un dono prezioso e pertanto “dorata”. La nostra vita gira e si evolve proprio come la giostra.

La metafora della giostra viene chiarita dalla stessa autrice, che ne spiega così il significato: ”In sella ai cavalli della giostra, i passeggeri decidono se andare avanti oppure rimanere fermi o addirittura tornare indietro vivendo nel passato”. Pertanto è l’uomo che decide cosa fare della propria vita e, come il ragno, tesse la tela del proprio destino.

L’autrice evidenzia la pazienza e la costanza che il ragno dimostra nel tessere la sua tela filo a filo; allo stesso modo il poeta tesse una tela di parole e con pazienza aspetta che qualcuno resti impigliato in essa.

Sono sicura che nella tela magica della poesia della Fileccia resteranno impigliati in molti!

Io stessa rimasi impigliata nella sua ragnatela dorata, quando, a Natale del 2009, lessi la sua poesia “Metafore” e vidi il presepe allestito da lei e dal marito presso il Comune di Cinisi. Mi colpì la sua bravura e la incoraggiai a pubblicare le sue poesie, predicendole un rapido successo. Non mi sbagliavo! Dalla pubblicazione di “Sillabe nel Vento” ad oggi, Giovanna ha riscosso un meritato successo e riconoscimenti ovunque.

Oggi siamo qui a plaudire questa nuova raccolta che contiene delle opere tridimensionali, in cui “poesia e materia si alimentano a vicenda” come dice l’autrice. “Utero della terra”, “Clessidra”, “Labirinti ideali”, Fiore di mare” sono poesie sculturate”, un nuovo modo di poetare, inventato da Fileccia, una poesia rinnovata, al passo coi tempi.

Le sue sono “parole poetiche impastate a sabbia, a pelle, a pietre, a colori” come scrive ne “La Casa di Tano”. L’autrice ha realizzato: manufatti, clessidre, quadri, creazioni artistiche di ottima fattura, ispirandosi ad alcune poesie a cui ha voluto dare maggiore visibilità per meglio farne capire il significato.

L’autrice, donna del nostro tempo, riflette sui drammi della società in cui vive: la tragedia dei migranti, la violenza contro le donne e contro la natura, la solitudine, la malattia, la mafia, le uccisioni commesse con leggerezza. Nella poesia “Orme” l’autrice parla dei migranti, che non si attendono “fiori allo sbarco” ma vorrebbero solamente tre parole di conforto: “Benvenuta sorella migrante”. Il 4 ottobre 2013 “Un giorno qualunque”, come uno dei tanti giorni in cui sulle nostre spiagge si allineano i “fratelli sbarcati morti”, una grande commozione pervade l’autrice e le sue “rabbiose lacrime salate si mescolano “al dolore sordo e pungente dell’acqua del mare”. Anche le forze della natura: la notte, la luna e il mare partecipano a questa immane tragedia, che diventa “pure nostra”. E ancora tanto dolore è presente nella poesia “Anelli incatenati” in cui Giovanna ricorda la figura del padre e il “tepore” della sua mano.

Così mentre “catene inanellate imprigionano il suo dolore, anelli incatenati… avvolgono tutto l’universo” alla ricerca del padre perduto troppo presto e di cui Giovanna sente la mancanza.

Non poteva mancare in questa raccolta una riflessione sulla violenza contro le donne, che offese, umiliate, sfruttate, si nascondono e aspettano che qualcuno le aiuti a sfuggire ai loro aguzzini.

La “Donna merita” invece- sostiene Giovanna – affetto e riconoscimenti; per i molteplici ruoli che riveste, può essere definita “donna jolly” che sta bene ovunque ma che deve prendere coscienza del suo valore. La donna non deve mai essere superficiale, arida e insensibile al grido d’aiuto di quanti soffrono (Arido tintinnio). È vero infatti, noi diamo importanza a cose che sembrano importanti e tralasciamo quelle che lo sono davvero “per nutrire la nostra smania d’apparire”. A chi soffre di solitudine l’autrice suggerisce di osservare la bellezza della natura, “delle montagne, dei fiumi, laghi e mare, pianure, alberi” e di guardare oltre se stessi per scoprire l’Amore del Mondo.

Una potente condanna contro la mafia si legge nella poesia “La casa di Tano”.

Durante la visita alla casa di Tano, l’autrice prova un senso di gelo, sente la frattura con un passato pieno d’odio e spera in un futuro pieno di amore e legalità.

L’opera contiene anche un invito all’uomo, definito “Animale dissennato” poiché uccide con leggerezza, a tornare al suo posto e fermarsi.

E dopo tanta tristezza e dolore l’artista vuole ridere e dire, dopo aver superato un ostacolo, “ce l’ho fatta!”.

Infine il racconto “A piedi nudi” vuole insegnarci che dobbiamo aiutare i poveri e i sofferenti secondo gli insegnamenti del Vangelo e modificare i nostri stili di vita.

Per concludere vorrei aggiungere che quest’opera, densa di significati, di simboli e di metafore, è l’espressione più viva e corposa dell’autrice, che coinvolge nel suo percorso culturale anche noi.

Tra le righe si legge un messaggio di speranza; il presente a volte buio, fa intravedere un raggio di sole, che può illuminare la nostra vita.

Grazie Giovanna

Maria Antonia Manzella

23 novembre 2015

 

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