I miei libri. Salvatore Maurici relaziona su LA GIOSTRA DORATA DEL RAGNO CHE TESSE e interpreta “Un giorno qualunque”

Palermo, Villa Niscemi, presentazione del mio secondo libro La Giostra dorata del Ragno che tesse, ed Simposium 2015. Ringrazio tutti.

Gli artisti creano opere che rappresentano e rivelano il mondo fantasmagorico del loro creatore e vanno verso il pubblico a suscitare nuove emozioni ed a creare consenso, come i ragni che tessono la tela, sono anch’esse fili lanciati in aria che provvedono a far conoscere l’artista è le sue opere, senza questa rete avvolgente niente avrebbe origine e sviluppo; uno strumento importante dunque, per chi fa arte è la sopravvivenza! Lo stesso avviene per il poeta, la poesia è il suo cibo.

Ho tra le mani il libro di Giovanna Fileccia dal titolo: La Giostra dorata del Ragno che tesse. L’opera è di quelle che la lettura delle prime poesie riportano alla memoria altre immagini, ti intriga e ti rimanda ad altri versi. Belle le immagini a corredo e supporto delle poesie. Il libro scioglie i pensieri, s’innalza, sembra voler sparire alla vista e poi ricade, aquilone impazzito, sulla spiaggia nuda prende forma. I versi della poetessa snodano il filo ininterrotto dei pensieri dell’autrice al pari dei fili di lana di una vecchia filatrice di altri tempi, lentamente ed inesorabilmente inseguono il tempo, lo imprigionano, non più suoni melodiosi bensì desiderosi di stringere il proprio mondo: “Gli artisti, proprio come il ragno, tessono la propria tela ognuno con il proprio strumento…anche il poeta tesse una tela di parole, e sta in attesa che qualcuno resti impigliato nella tela”…

Sono poesie impegnate, segni, interpretazioni lineari, sono certo che i giudizi delle persone che vedono e leggono queste opere esprimerebbero concetti diversi perché diversi sono le angolazioni da cui osservarle.

A me le opere di Giovanna piacciono, dico opere e intendo poesie ed immagini che le illustrano, versi e grumi di sabbia che si sposano e si ricompongono con quanto il mare ha restituito alla terra, riportano alla memoria le opere di Maria Lai. Nell’opera dell’Artista sarda prevale il desiderio di abbracciare il suo mondo per proteggerlo, proteggendo in questo modo se stessa. Con immensa pazienza indirizza ed ordina fili di lana in una scrittura arcaica. Nell’opera della Fileccia trovo lo stesso sforzo, la stessa volontà, il desiderio di conservare l’armonia nelle cose che la circondano e scrive versi molto belli, crea delle opere d’arte perché tacendo lei i suoi versi possano parlare per simboli euclidei;. “Mi ritrovo al centro del cerchio, inseguendo una parvenza di equilibrio; cercando di rintracciare la mia essenza attraverso il contatto con la terra; lasciando che lo spazio attorno a me si riempia di quelle parole che mi aiutano a comunicare meglio con chi mi sta vicino”. La mano che tiene e dirige la penna non è un semplice strumento che obbedisce al pensiero, è di suo calda di energia capace di segnare pensieri autonomi ed armonizzarli nel Tutto, si piegano i versi, a volte. Il lavoro del ricamo è una sequela di punti e parole alla ricerca di un’armonia perduta, che fanno dire: “Mi piace pensare alla poesia, come se fosse una ragnatela di parole con gli spazi vuoti intervallati da versi e strofe”.

Poesia Sculturata chiama la sua arte Giovanna Fileccia e noi accettiamo questo neologismo perché leggendo un libro di poesia ci interessa che ci sia Poesia, ci interessa che la poesia sia armoniosa e che abbia contenuti validi ed universali, il verso robusto capace di evocare immagini e nuove e più audaci suggestioni senza la quale la poesia ristagnerebbe è possiamo dire che questo libro ha tutte queste qualità.

Notazioni a parte meritano quei componimenti che sottolineano la grande tragedia del terzo millennio: l’immigrazione dei popoli mediorientali e asiatici coinvolti in guerre regionali che alla luce degli ultimi avvenimenti possiamo definire di sterminio. Noi che siamo investiti da folle di disperati che ci chiedono comprensione, affetto e cibo, spesso dimentichiamo che non troppo tempo fa siamo stati emigranti in altre terre, la paura delle contaminazioni ci sta portando al razzismo. Chiudo con una poesia di Giovanna:

UN GIORNO QUALUNQUE

perché le tragedie dei

fratelli sbarcati morti,

sono pure nostre…

“e piansi

in un giorno qualunque

uno dei tanti giorni

messi in fila come morti

distesi sulla spiaggia

coperti da una notte per sempre scura

piansi

mentre sorella luna

rischiarava giovani visi scuri di sventura

piansi

per empire il vuoto

di quel fiato urlato nel chiedere aiuto

per l’ultimo respiro esalato

piansi

mentre fratello mare

circuiva inermi creature terrene

abbracciandole nell’addio finale

e piangendo

mischiai rabbiose lacrime salate

al dolore sordo e pungente

dell’acqua del mare.”

4 ottobre 2013, san francesco.

Articolo di Antonino Schiera per il Giornale Cittadino: http://www.giornalecittadinopress.it/la-giostra-dorata-del-ragno-tesse-presentato-libro-giovanna-fileccia-villa-niscemi-2/

Video del percorso di Giovanna Fileccia dal 2009 al 2016: https://youtu.be/SjFTw1Fqy-I

Qui tutte le foto della presentazione: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1297936016889650&id=100000197915199

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