Recensioni a Marhanima

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Sono lieta di pubblicare anche nel mio sito, sia le due pagine che il poeta Josè Russotti ha condiviso, che le prime tre bellissime recensioni a Marhanima di, nell’ordine: Salvatore Maurici, Salvo Galiano e Pippo La Barba. Ringrazio loro e tutti voi.

E pensare che all’inizio Marhanima era un brevissimo componimento! Adesso circa 600 versi dedicati al gigante salmastro che, con il suo linguaggio, bacia ogni terraferma. A noi che respiriamo la sua Aria. Giovanna Fileccia

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Recensione del critico letterario Prof. SALVO GALIANO pubblicata nel sito Terrasin Art: https://turigaliano.blogspot.it/

Giovanna Fileccia ha esposto, le sue opere poetiche sculturate, in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, il Prof. Sebastiano Tusa è il Sovrintendente dell’Arsenale della Real Marina Museo del Mare della Regione Siciliana che ha sede in via dell’Arsenale 142/148 a Palermo in un’area prospiciente i Cantieri Navali della città, in collaborazione con la dirigente Alessandra De Caro si è presentato l’evento il 17 Gennaio 2018, il testo poetico e la mostra delle opere tridimensionali di Poesia Sculturata di Giovanna Fileccia sono tratte dalle poesie pubblicate nei suoi libri, sono intervenuti: Dott.ssa Alessandra De Caro, facendo gli onori di casa nella splendida Sala delle conferenze del Museo del Mare di Palermo, Francesco Ferrante, Marisa Palermo, Veronica Giuseppina Billone, Prof.ssa Sandra Guddo Presidente Unipop Università Popolare di Palermo, Salvo Galiano.
Le opere poetiche di Giovanna Fileccia si presentavano in splendidi contenitori protetti, come varianti di anfore, la sabbia e gli intrecci ad esse legate custodivano a protezione valori umani simbolici che attengono al Mare.

L’ANFORA O CONTENITORE

A questo recipiente viene attribuito un valore simbolico: poteva, infatti, rappresentare il corpo che ospitava l’anima, come dimostrerebbe la leggenda del vaso di Pandora che conteneva tutti i mali e tutte le virtù della razza umana.
Il successo delle anfore o contenitori fu dovuto ai traffici marittimi nell’area mediterranea.
Il mare ha portato da sempre, speranza, vita, ma anche la morte.
Il Mediterraneo e non solo si è sempre più arricchito di queste Anfore o contenitori conservandone negli abissi relitti di antiche navi affondate con i loro carichi: anfore in primo luogo, vasellame, bronzi, marmi, ancore.
Le Anfore o contenitori, attraverso i secoli, hanno viaggiato sempre sui mari diffondendo ora il prodotto contenuto, per soddisfare i palati dei nostri progenitori, ora le immagini dipinte divenendo così fonte d’informazione tra i popoli del Mediterraneo.
Le Poesie Sculturate, Marhanima, di Giovanna Fileccia, trasmettono tutte le pulsioni dell’animo umano, sentimenti, gioie, simboli, emozioni, ciò che sembra è, dell’artista in quanto le ha create, adesso appartengono a tutti noi perché ci siamo ritrovati in esse.

Salvo Galiano
18 gennaio 2018

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Recensione del Prof. SALVATORE MAURICI

MARHANIMA

Il mare come occasione di viaggio, come sfida, come teatro della più grande tragedia dell’uomo; Ulisse che punta la prua della sua nave verso l’ignoto, sfidando la sua stessa fragilità umana e l’ira degli dei che gelosi del loro potere, pongono confini e dinieghi al desiderio di conoscenza dell’uomo. In questa sfida all’impossibile molti viaggi vengono bruscamente interrotti dalla furia delle tempeste e sul fondo del mare si vanno sedimentando, le perle più rare, i resti delle navi, gli oggetti prodotti dalle civiltà mediterranee che di volta in volta riconosciamo in ogni piccolo frammento che riusciamo a recuperare dai fondali marini.
Marhanima è il titolo di un testo poetico della poetessa Giovanna Fileccia, edito per i tipi di Simposium, tra Cinisi e Terrasini. Questo pomeriggio è stato presentato presso L’Arsenale di Palermo, che la Soprintendenza del Mare ha concesso per l’occasione in sala erano esposte le opere sculturate che corredano il testo poetico.
La Poetessa, Marhanima riprende, manipola e trasporta la sua visione del mondo nelle sue opere strutturali, in una personalissima visione poetica e lo rende linguaggio universale capace di essere letto da tutti. Sono segni, oggetti che il mare ha restituito e che ha incuriosito e stimolato la fantasia di Giovanna. La sfida, dunque, è il tema conduttore della mostra che l’Autrice ama definire Poesia Sculturata, il viaggio, il desiderio di ogni essere umano ardimentoso che vuole sottrarsi al volere del destino e accetta la lotta per sconfiggere la paura dell’incognito, la superstizione, la malattia, la diversità. In questo viaggio, ai confini dell’inconscio, Giovanna-Marhanima mostra tutte le sue energie, la capacità di tradurla in forme, simboli, in versi. Non è nuova a queste sfide ma ad ogni mostra, ad ogni nuova pubblicazione è sempre diversa, nuova pur restando fedele a se stessa.
Il mare che prende con violenza ridà sotto forma di frammenti che si depositano sotto forma di frammenti sulle spiagge. Tra la sabbia mani sensibili li riporteranno alla vita, rivivranno per dare nuove emozioni.

Salvatore Maurici
18 gennaio 2018

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Recensione del giornalista PIPPO LA BARBA pubblicata su Unicult.it :
http://unicult.it/2018/01/24/marhanima-di-giovanna-fileccia-a-cura-di-pippo-la-barba/

GIOVANNA FILECCIA: UN INNO AL MARE E ALLA VITA

Con il testo poetico di circa seicento versi “Marhanima” e la mostra di Poesia Sculturata presso l’Arsenale della Marina Regia di Palermo, in collaborazione con la Soprintendenza del Mare, Giovanna Fileccia trasfonde la sua passione poetica per il mare non solo in versi di grande intensità, ma anche in originali opere tridimensionali che si ispirano al misterioso rapporto tra l’uomo e il mare
Ma in cosa consiste il mistero? Difficile definirlo. Un rapporto indefinibile ma indubbiamente esistente. Un altro legame inscindibile è quello tra poesia e scultura. La poesia è l’espressione dell’animo, una esternazione che sgorga dal cuore ma pur sempre soggettiva. Le parole invece, quando si materializzano in oggetti, diventano patrimonio di tutti. In questo caso parole e sculture raccontano le stesse emozioni che nascono dalla percezione di un mondo che l’autrice sente come parte del proprio vissuto.
Nelle poesie di Giovanna si sente l’energia del mare, la si percepisce “fisicamente”, una energia che penetra le molecole, che non si esaurisce. E anche le poesie sculturate, composte con materiale che hanno a che fare con il mare, procurano la stessa intensa sensazione di una appartenenza a quel mondo. Non a caso “Marhanima” ospita i contributi del Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa, del Dirigente della Soprintendenza, Architetto Alessandra De Caro, e della Psicoterapeuta Caterina Vitale.
Un altro motivo che connota i versi e le produzioni di Giovanna Fileccia è il legame profondo che il mare ha con la vita dell’uomo, con i suoi bisogni primari. E’ dal mare che viene il sale, elemento essenziale dell’esistenza. Da qui la gratitudine. Le sue poesie sono un atto di fede nella vita e un atto di speranza nel futuro. Il mare apre sempre il cuore alla speranza, anche quando appare minaccioso, quando il vento spezza il ritmo dell’onda. Il mare minaccioso simboleggia la vita che si contrappone alla morte. Ma non è mai un’immagine statica, perché genera un perpetuo movimento che ti conduce in un viaggio senza tempo tra passato e futuro, tra rimpianto e desideri.
Questi versi riassumono bene tutta la poetica di Giovanna Fileccia:

“Il vibrare del mare
canto che mi travolge
e mi risucchia
dentro un utero colmo di vita e
rinasco Marhanima
partorita dal mare
che anima i sogni e i desideri”

Pippo La Barba
24 gennaio 2018

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Marhanima Testo poetico e opere tridimensionali di Poesia Sculturata
di Giovanna Fileccia
Recensione a cura di Evelin Costa
Marhanima è un omaggio che l’autrice rivolge al mare, dove si rifugia e si immerge per lasciarsi trasportare in sogni e riflessioni. Si genera un legame indissolubile tra l’animo umano e l’animo del mare, la cui voce profonda risuona dagli abissi raccontando storie e memorie di vita, morte e rinascita “l’acqua del mare testimone di memorie, culla del tempo che porta al mio orecchio il battito del mondo”.
Il mare parla solo al poeta che sa ascoltare, perché le sue parole risuoneranno amare e taglienti: “io parlo solo a chi sa ascoltare, perché quello che ho da dire potrebbe far male, far riflettere, ferire”.
L’autrice nel suo dialogo con il mare esprime il rifiuto per l’odio e la violenza, per l’incuria e l’indifferenza. Affronta il tema dell’immigrazione che crea migliaia di morti che il mare tristemente raccoglie e nasconde tra i suoi flutti “e il mare geme: cessate di ammorbare le mie acque, ho un’overdose di morti”. Racconta di donne uccise per una idea distorta di onore, “le rosse barriere coralline anelano il colore della fratellanza, non più omicidi, non più femminicidi, non più bambinicidi, non più pesci dalle fauci assetate di sangue”. Parla di chi distrugge l’ambiente e la natura per il proprio potere e la fame di ricchezza: “restano i pesci a chieder giustizia per l’olio nero riverso nelle acque in cui vivono”.
La speranza è nei “bambini spensierati che trasportano secchielli per costruir castelli, ponti e torrette” e non è un caso che usi la metafora del costruire “ponti” che uniscono e non “muri” che separano.
L’autrice cerca la propria speranza individuale e al contempo universale in un’idea di resurrezione “Rinasco Marhanima partorita dal mare” ed auspica un patto tra l’uomo e la terra “non più odio, non più violenza, non più speranza ma certezza”.
La speranza è nell’amore “sboccia gratitudine negli uomini per il mare che svela la sua anima là dove nasce l’amore”. La salvezza è custodita nell’animo del mare che con le sue maree si rinnova continuamente ed in quello del poeta che nutre il mondo con la bellezza.

Evelin Costa
18 aprile 2018

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“Marhanima, testo poetico e opere tridimensionali di Poesia Sculturata” di Giovanna Fileccia.

10 ottobre 2018, presso l’Arsenale della Marina Regia-Museo del Mare – Palermo

Intervento del Prof. Salvatore Galiano

Osservando la sabbia nelle composizioni di Giovanna Fileccia si rimane smarriti quasi disorientati.
Giovanna ci racconta, nelle note del suo libro Marhanima, che da anni raccoglie manciate di sabbia prelevate in spiagge dalle coste settentrionali che si aprono sul mare Tirreno.

Camminando nella sabbia lasciamo le nostre impronte e la nostra identità.

Allora i granelli di sabbia si trasformano nelle poesie di Fileccia diventano testimoni muti di miti e leggende, vicende umane dei luoghi che più avanti racconterò e da tempi memorabili ci trasportano nella realtà di oggi e prima di giungere a noi hanno assistito a vicende storiche conservandone per millenni l’identità del luogo.

Andai alla ricerca della sabbia perduta, mi recai nelle spiagge di San Cataldo – Magaggiari – Trappeto – Balestrate – Castellammare del Golfo, prelevando alcuni piccoli campioni di sabbia dove li potete osservare dentro questo barattolo di vetro che donerò all’autrice.

Brevemente parlerò di una vicenda, che attiene la spiaggia di San Cataldo a Terrasini, dove giace una fornace di anfore onerarie abbandonata accanto la chiesetta di San Cataldo.
Da questa spiaggia gli antichi romani facevano carico di anfore per riempirle d’acqua, per proseguire il loro viaggio, proprio d’avanti il promontorio a “Cala Sciaccotta” prospicente la cala di Città del Mare.

È da ritenere un collegamento con l’antica Heirktai, la città cui Polibio ci offre una guida all’interpretazione. Era la primavera del 247 a.C. durante la prima guerra punica i cartaginesi di Amilcare Barca si accampano nel luogo chiamato Heirktai. Sopra Monte Palmeto a Terrasini.
Considerato che per Polibio i romani posero il loro accampamento a breve distanza da quello cartaginese, poi Amilcare spostò i suoi accampamenti sul monte Erice, dove resistette per altri due anni: poi nel 241 a.C. la sconfitta della flotta cartaginese davanti alle Egadi mise fine alla prima guerra punica, dove alcune anfore sono conservate presso l’Arsenale della Marina Regia di Palermo.

La poesia, lo sappiamo tutti, è un’attività creativa tipicamente umana, nasce dal bisogno di esprimere emozioni personali.
È una forma di comunicazione individuale, dove si è interlocutori di sé stessi e dei luoghi identitari.
Ecco che i versi di Giovanna Fileccia diventano prosa trasformandosi in musica del pensiero, così come il canto è la musica della parola.
Le trame delle opere tridimensionali di Poesia Sculturata di Giovanna sono contenitori attivi come metafora di anfore degli antichi greci e le parole espresse -recitate- in prosa diventano fonte d’informazione identitarie tra i popoli del Mediterraneo.
I versi nel libro Marhanima non hanno paura dell’acqua perché i movimenti accompagnano l’anima nelle profondità marine immense, è un viaggio, nel profondo pianeta blù, che non finisce.
Salvatore Galiano

2 commenti

  1. Ottimo lavoro; quando la cultura, l’arte avvolge la mente di una donna come te che non solo esterna la sua professionalità’ artistica nel modo più eccellente ma ha anche la capacità di realizzare tutto ciò; allora quella parte di cultura che tu stessa hai esternato deve a te un plauso che non ha fine; da parte mia un’abbraccio e tanta graditudine

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  2. Grazie Rosa, bellissime le tue parole. Anche tu spendi energie e passione per la cultura per cui il plauso va anche a te. Siamo donne coraggiose che amano mettersi in gioco a discapito di tutto, vero? O forse siamo incoscienti? Quale sia la risposta non importa, quanto invece importa amare la nostra terra, il nostro mare e ogni creatura che respira. A presto 😊

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