Commenti, recensioni e servizio sul Tg di Telejato a “SCOSSA”

LINK SERVIZIO TG di TELEJATO: https://www.youtube.com/watch?v=cLupjfpikW4&feature=youtu.be

I MIEI RINGRAZIAMENTI: Un grazie stratosferico a Giuseppe Andolina per le sue splendide melodie. un grazie a Sara Favarò per la bellissima lettera che mi ha inviato e che ha letto Veronica Giuseppina Billone. un grazie a Veronica Giuseppina Billone che ha insistito perchè io interpretassi Scossa. tutto sommato ha fatto bene a insistere! è stata un’esperienza forte ed emozionamte.

Ringrazio Emilia Ricotti per aver curato la regia. E poi grazie ai tantissimi presenti: non mi aspettavo un pubblico così numeroso e attento; e tanti amici e amiche ma anche persone che ho conosciuto ieri sera.
Ringrazio di cuore Billeci Francesco per le foto e per il video, e Palma Civello e Rosario Sanguedolce per le foto.

Ringrazio TELEJATO per il servizio al Tg.
…e poi la serata è finita in allegria con le mie amiche fuse e fuse.

Ho chiesto ai presenti di scrivere, se vorranno, una breve nota critica, un commento, che possa rimanere come traccia di questo importante momento. a questo proposito ringrazio i tanti presenti che hanno già scritto un commento a SCOSSA.

Sono ancora emozionata: non è di tutti i giorni interpretare un proprio monologo e non è facile riuscire a trasmettere le sensazioni che si è provato nello scriverlo, e neanche è di tutti i giorni vincere un premio prestigioso a Roma…
Grazie a tutti e in particolare a mio marito e alla mia famiglia. Giovi

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DAL VERBALE DELLA FUIS: Giovedì 17 maggio 2018 presso la Casa dello Scrittore a Roma, si è svolta la premiazione della seconda edizione del concorso “Va in scena lo Scrittore” organizzato dalla FUIS: Federazione Unitaria Italiana Scrittori, il cui delegato per la regione Sicilia è Sara Favarò.

Ha curato la direzione artistica il dott. Ermete Labbadia.

La giuria nella fase finale ha valutato le opere in concorso e ha assegnato per la sezione Monologhi il primo premio al testo inedito “Scossa” di Giovanna Fileccia.

Ha ritirato il premio Laura Pertica.

Quel pomeriggio del 17 maggio 2018 Giovanna presentava “Marhanima”, a Palermo, a Villa Filippina nella Sala del Planetario, in occasione della Festa della Regione “Regioniamo Sicilia 2018”. La notizia del primo premio è pervenuta all’autrice al telefono dall’amica romana Laura Pertica ed è stata riferita in tempo reale durante la presentazione di MARHANIMA.

MOTIVAZIONI: L’autrice è riuscita farci immaginare lo stato d’animo di una donna incastrata tra le macerie che rivive il suo passato, rivedendo riaffiorare tra quei detriti, le immagini ancora nitide della sua vita.

La giuria ha deciso di premiare l’autrice che ha il merito di aver mostrato il cuore vivo e palpitante della protagonista, carico di sentimenti. Interessante anche l’associazione con i dipinti di Salvador Dalì, immagini surreali che sembrano sfilare tra i rintocchi funebri di orologi divorati da un tempo assassino. Il Tempo con la t maiuscola rappresenta per l‘autrice un’entità negativa capace di sgretolare e di inghiottire il reale distrutto da una potenza infida serbata tra le viscere della terra matrigna. In questo monologo, Paola descrive il suo animo esacerbato e la sua lotta interiore per la sopravvivenza. In un interminabile minuto una Scossa ha ribaltato la sua esistenza e con essa parte del suo microcosmo, ha arso il suo cuore insieme ai ricordi di un passato ancora troppo vicino, proprio lì in quella camera rassettata da sempre da una madre premurosa. La Terra, anche questa con la t maiuscola, rappresenta metaforicamente una donna che si apre e inghiotte. La Terra è per Paola donna e nemica come pure la sua Casa, da sempre amata, che l’ha tradita concedendosi a quella terra, Casa traditrice di una famiglia intera, Casa che come tomba racchiude silenzi assordanti, pieni d’angoscia, che si nutrono di polvere e rabbia. La protagonista è sbigottita, imbalsamata tra quelle grigie macerie ma con la mente ancora lucida, capace di descrivere il suo lavoro da modella, di osservare tra quei detriti la sua vita ansimante, sprecata nell’alcool e nella droga, nella miseria racchiusa in un pugno di soldi sporchi di cui solo ora prende coscienza. Decisa a cambiare ora Paola respira polvere e prega. Riusciranno i soccorritori a salvarla?

Questa storia è un mosaico di emozioni. In realtà anche se non l’abbiamo sentite sotto i nostri piedi le scosse sono arrivate fino a noi insieme agli echi di quei lamenti, laceranti. L’autrice ha il merito di aver reso vivi e palpitanti quei momenti raccontandone i dettagli spolverati con cura e portati fuori da quell’inferno.

Grazie

Patrizia Iovine

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Motivazione di Federico Baldini: A MIO AVVISO OGNI OPERA ARTISTICA DOVREBBE “DARE EMOZIONI”. QUALSIASI TIPO DI EMOZIONI. QUESTO MONOLOGO E’ COMMOVENTE, PURO, CRUDO MA ANCHE LEGGERO, PIENO DI UMANITA’. NON HO POTUTO FARE A MENO DI IMMEDESIMARMI NELLA GIOVANE PROTAGONISTA PUR NON AVENDO AVUTO, PER MIA GRANDE FORTUNA, UN’ESPERIENZA COSI’ DRAMMATICA. NEL TESTO SI RESPIRA UNA MERAVIGLIOSA E CONTAGIOSA VOGLIA DI VIVERE, DIFFICILE DA DIMENTICARE. L’AUTRICE ANALIZZA IN MANIERA LUCIDA QUELLO CHE PUO’ ACCADERE NELLA TESTA DI UNA PERSONA IN UNA SITUAZIONE COSI’ TREMENDA, SENZA CADERE NELLA RETORICA E NEI LUOGHI COMUNI.

Federico Baldini

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LETTERA DI Sara Favarò Delegato FUIS Regione Sicilia

All’Artista Giovanna Fileccia

Cara Giovanna,

mi scuso per non essere presente, ma impegni pregressi mi impediscono di partecipare alla rappresentazione del tuo monologo “Scossa”.

Ne sono molto rammaricata.

So bene quale grande valore ha il Tuo lavoro.

Un monologo dove la ricerca interiore, le paure, le angosce, le speranze, i pentimenti, i dubbi della protagonista inducono ciascuno a scavare dentro se stesso e nella società che ci circonda.

Un monologo che vede la protagonista inghiottita dalle macerie del terremoto di Amatrice e che rivolgendosi idealmente al padre dice: “sta mignotta che era la mia casa, m’abbraccia! Non posso essere sorella del cemento, e manco della Terra, e manco della polvere… voglio essere figlia tua. Voglio uscire da sta casa sbriciolata! Briciole… di biscotti nel cappuccino e una montagna di panna montata e il tuo profumo mamma di uova e lievito madre, e ti curerò le mani e te le bacerò.”

Un monologo dall’alto valore letterario che Tu, da grande artista quale sei, hai dotato di quella forza creativa che affascina e coinvolge.

Brava Giovanna!

Sono fiera che una iscritta FUIS della Sicilia sia riuscita a vincere l’importantissimo concorso nazionale, indetto dalla FUIS di Roma, ed al quale hanno partecipato scrittori di chiara fama.

Hai vinto tu, Giovanna!

Il tuo monologo è veramente degno di affacciarsi nel panorama letterario italiano, senza temere sconfitte e confronti.

Il tuo riconoscimento rende orgogliosa la delegazione regionale siciliana. Grazie!

Ad maiora semper!

Un caro abbraccio.

Palermo 22.09.2018

Sara Favarò

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Valutazione dell’agenzia Talento Letterario: Una scossa di un minuto è quanto basta per ritrovarsi vivi o morti. O una via di mezzo. Paola è sepolta sotto le macerie della sua casa di famiglia, ad Amatrice. Lì non può muoversi. Non può sfilare sui suoi tacchi, non può posare per i fotografi. Quello che fa di solito, è il suo lavoro. Non può nemmeno farsi un drink. Non potrebbe comunque, la sua dieta glielo vieta, potrebbe ingrassare, e questo non è possibile. Non può tirare una striscia di coca, come normalmente fa: l’aiuta a tenersi sveglia e reggere i ritmi forsennati che le toccano. Tutto quello che non può fare è quello su cui riflette. Come si fa a pensare sepolti vivi? Non si può fare altro. Semplice.

La casa di Amatrice era per Paola un rifugio, il luogo dove ripulirsi dal lordume accumulato nella sua vita da modella. Il luogo della famiglia, ritrovo dei cari, la mamma romana, il papà siciliano, i fratelli Gino e Franco. Se li ha persi, preferisce non salvarsi nemmeno lei.

Un filo d’ossigeno e uno di luce, oltre ad un indistinto brusio, sono i compagni di questa immobile lotta. Più fedeli dei falsi amici che invadono la sua vita. Meno sola adesso, con lo sgorgare dei propri pensieri, che nella sua vita di sempre, ottenebrata dallo stress e dalla droga. E allora la “scossa” non è soltanto quella della Terra, che tutto smuove e rivolta, ma è quella che Paola capisce di dover dare alla propria vita. Se ancora avrà una vita. Tornando ad abitare coi suoi, andando a lavorare al panificio paterno, mangiando con serenità e senza restrizioni, frequentando persone vere. Non sappiamo se Paola potrà approfittare di una seconda occasione. Ma glielo auguriamo.

Il flusso di pensiero della protagonista diviene un monologo che si dispiega tra momenti di lucidità e attimi di spaesamento (le frasi interrotte), in un processo di rivelazione di sé. Il dramma del terremoto è un trauma, uno shock, che permette alla protagonista di vedere, finalmente, dove la sta portando la sua vita. È l’opportunità per recuperare sentimenti umani, come la compassione (“Mai più penserò male, te lo giuro, di quella stangona dell’Aquila che, di punto in bianco, piange […] Ma ora che so, le andrò vicino e l’abbraccerò, e le dirò che le voglio bene […]”).Il dramma si alterna ad una comicità amara, che permette allo spettatore di nuotare con la protagonista sulle onde della sua coscienza.

Napoli, 22 agosto 2018

Sara Missaglia

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Recensione  di EMILIA RICOTTI: Possono bastare pochi minuti per ribaltare un’esistenza? Ed è quello che accade a Paola, la terra che si squarcia e con lei tutto ciò che ci sta sopra, istanti per illuminare i buchi neri della sua esistenza, non sono, opera dello scempio dell’uomo ai danni della natura, le macchie solari che si irradiano fino al sole, insensatezza a tempesta, ma sono le macchie dell’anima che in un percorso a ritroso , in piena luce e in un giro di boa, fatto di calcinacci , odore di polvere e macerie , presenta un bilancio in passivo di una vita pietrificata, vissuta ad inseguire una taglia quaranta, a forza di germogli di grano, tacchi a spillo, flash, sfilate … e quant’altro , ed emergono come arguti pupari di manichini sfasciati l’agente suadente che ti rigira, ti sposta, ti plagia per istoriare il suo disegno che produce glamour, glamour e ancora glamour e per Paola, la stampella è una polvere bianca che non è molto diversa dall’odore di polvere, calcinacci che inghiotte Amatrice e con lei la casa natale, simbolo e desiderio di palingenesi malriuscita.

Il monologo “Scossa” di Giovanna Fileccia è tutto percorso dal fremito di morte e dalla opposta pulsione che ti porta a desiderare una vita vestita di neve, dopo quel giro di boa, nello scempio delle case che si offrono alla terra in una scomposta e mortifera sensualità, emerge il cedimento di un’anima devastata da un corpo di latta, a registrare il cambiamento è emblematico lo scorrere delle tele di Salvator Dalì.

Intenso, sofferto, equilibrato il monologo di Giovanna Filaccia, di sicuro impatto emotivo privilegia un ritorno alla vita pur tra le macerie di un disastro, espressione del suo canto alla forza della vita.

Emilia Ricotti

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COMMENTI DOPO LA LETTURA SCENICA:

La Scossa che dà la scossa, il monologo di Giovanna Fileccia, che ti scuote emotivamente nel profondo e ti coinvolge nella tragedia umana di Paola, intrappolata sotto le macerie della sua casa, a seguito del terremoto in quel di Amatrice. In un tempo che si dilata, la protagonista completamente immobilizzata, attraverso uno spiraglio riesce a respirare a malapena e nella disperazione del momento, può solo cercare di parlare con se stessa, per darsi coraggio e non impazzire. Al dialogo interiore, Paola alterna le disperate richieste d’aiuto: “c’è nessunooooo?”… in quegli interminabili istanti, la mente divaga e nello scongiurare la morte, immagina per sè nuova rinascita: pur di uscirne indenne, è disposta a dare un rinnovato senso alla sua esistenza, vissuta fino a quel momento nella frivolezza di un mondo effimero, che l’ha sfruttata, oggettivizandola. Lì, sotto le macerie, che sono anche macerie umane… di colpo, prende coscienza anche di un grande e grave tradimento: quello della sua casa, considerata da sempre come un porto sicuro, nel quale dismettere la maschera per essere se stessa… quella casa oramai sbrindellata, l’ha sepolta viva. Il monologo di Giovanna, offre un profondo momento di riflessione, come possono esserlo solo i momenti carichi di pathos. E di pathos, ne “La Scossa” ce n’è davvero tanto. Così tanto che è difficile non farsi trasportare emotivamente, per immedesimarsi nella tragedia umana della protagonista.
Brillante e coinvolgente, anche l’interpretazione ad opera della stessa Giovanna, che con la sua partecipata recitazione, ha saputo catturare l’attenzione del pubblico, dal primo all’ultimo istante. Felice di esserci stata. Complimenti sinceri all'”auttrice”!

STEFANIA BALSAMO

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Mi colpisce questa storia amaramente ironica di Paola, questo suo modo di descrivere qualcosa che lei non ha vissuto,ma credetemi,sembrava proprio di essere sotto quei calcinacci,cara amica mia sono orgogliosa di te,meritatissimo questo primo premio,avanti tutta capitano!

ANNA BARONE

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Cara Giovanna , avevo ragione a insistere , sabato sera è stato solo l’inizio , un trampolino di lancio che ti ha spinto in alto , sei stata bravissima oltre ogni aspettativa , hai dimostrato tutto l’impegno nel voler riuscire alla perfezione , una recitazione sentita col cuore che hai saputo trasmettere credo a tutti i presenti , una sincronia perfetta con Giuseppe ma anche con lo scorrimento delle immagini e tutto questo ha aumentato la suggestione del momento. Sono fiera di essere tua amica e la tua editrice sei un fiore all’occhiello del Simposium , ma sinceramente penso che sia venuto il momento di puntare più in alto e se vorrai sarò sempre al tuo fianco . Grande , TVB.

VERONICA GIUSEPPINA BILLONE

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22 Settembre ai labirinti di Terrasini Giovanna Fileccia si è esibita in un recital mozzafiato accompagnata dalla chitarra e da una videoproiezione magistrali. Cogli l’anima? Si, Giovanna ha tirato fuori la sua spargendola nella sala; tutti abbiamo avuto li privilegio di coglierne un gran pezzo. E’ stato un gran momento di transfert emotivo che Giovanna ha saputo trasferire a tutti i presenti.

ROSARIO SANGUEDOLCE

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Un toccante monologo e per il suo contenuto realista e per la grande interpretazione di Giovanna. Abbiamo respirato con lei, sospeso il cuore con lei, sofferto con lei, partecipato e vaneggiato con lei. Un monologo sobrio senza eccessi, che non vuole stupire ma solo vivere insieme la sofferenza del panico che simili terribili eventi possono procurare.

Grazie Giovanna ci hai donato emozioni che non si possono descrivere ma si ricordano riflettendo in silenzio!

CINZIA ROMANO LA DUCA

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Il tuo ,Giovanna , è un monologo struggente e coinvolgente,in una sola parola…bellissimo.Complimenti!

MARINA SPOTORNO

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Un monologo, quello di Giovanna, che ti prende, ti rapisce, ti coinvolge fin dalle prime battute. Un monologo che penetra,scarnifica il cuore e lascia tracce forti perchè è scritto e recitato con sensibilità, verità, partecipazione.
Un monologo intenso, a volte altamente drammatico, che dà spunti per riflettere sulla vita e i suoi infiniti perchè.
Ringrazio Giovanna e sono onorata di esserle amica.

PALMA CIVELLO

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Una donna “tutta fuori” (modella, apparenza, esteriorità) che si vede proiettata improvvisamente “dentro” se stessa dall’imponderabile. Il guscio di terra e di detriti che l’avvolge la costringe a pensare, a soffrire, ad amare, a riconsiderare le relazioni, a passare al vaglio i rapporti. Un grido struggente che coinvolge, che invita a riconsiderare il valore della vita. Grazie, Giovanna, per questa salutare provocazione.

DOMENICO SINAGRA

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“Scossa” è una piccola miniera di sensazioni, un prezioso monologo che accompagna l’uditore/lettore in una dimensione di attesa e inquietudine.

E’ il racconto di una ragazza intrappolata sotto le macerie di Amatrice, macerie che virtualmente sono anche quelle di una società allo sbando che spesso inghiotte e intrappola le ambizioni di ognuno di noi.

L’anoressia, quasi imposta alla ragazza dalla propria agenzia di moda, nel racconto diventa un peso quanto le rovine della casa che la schiacciano in un ultimo e forse mortale abbraccio.

L’autrice riesce a trasmettere, con indiscussa abilità, emozioni e immagini coinvolgenti, una vera e propria scossa che avviluppa e commuove.

Un’opera di grande levatura letteraria, un vanto per la piccola comunità terrasinese che da oggi potrà celebrare la nuova creazione della sua concittadina.

FRANCESCO FERRANTE

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Quello che penso della tua performance di sabato scorso è che sono veramente sorpresa di come sei stata ora ragazza delirante, ora saggia, ora terra traditrice… con tutto lo spessore di tutta la tua sensibilità messa a nudo come una ferita che voleva essere accarezzata e lenita. Se è anche vero che l’arte ci fa stare bene con noi e col mondo è anche vero che tu hai trovato la giusta prospettiva: né al di sopra del dramma, giudicando, né troppo giù cioè lamentevole. Sei nel ventre dei problemi, e regali ancora vita a questi realissimi, umanissimi personaggi… che sono nostri fratelli e in loro noi ci specchiamo commossi.

VALENTINA CUCUZZELLA


Il tuo monologo “Scossa” che hai interpretato ieri, mi è sembrato interessante oltre che nella forma, per la quale tra l’altro non me ne intendo, e quindi non potrei esprimere un giudizio, soprattutto per il contenuto. Il tema centrale è quello, mi sembra , di riporre speranza  in qualcosa di vacuo , per un finalità che richiede sacrifici e rinunce, e poi ad un tratto accorgersi che è stato tutto inutile, che ci sono eventi più grandi di noi che ci costringono a fare i conti con le scelte non fatte o fatte male, facendoci chiedere nel giro di un attimo, se ne è valsa veramente la pena. È la prospettiva della fine della vita che costringe a  metterci di fronte alla propria  coscienza, a quella coscienza che spesso si preferisce non ascoltare perché scomoda, perché ci costringerebbe a farci molto domande. Quella ragazza si é accorta nel giro di un attimo quanto quella sua vita, che agli occhi degli altri poteva apparire interessante,  per lei era in realtà vuota, tanto da ripromettersi , se fosse riuscita ad uscire da lì, di cambiarla completamente . La “scossa” è stata qualcosa che è avvenuta all’ improvviso, quasi a ricordare che la vita di cui ci sentiamo padroni assoluti, in realtà è molto fragile e ci può essere tolta  da un momento all’altro in qualunque modo. Può non esserci tempo nella vita per rimediare agli errori fatti, alle scelte non avvenute, al coraggio non avuto. Potrebbe essere sempre troppo tardi. La morte è sempre una vita che finisce, ma è diverso se si pensa di avere compiuto un percorso ed essere in pace con se stessi, da quando si pensa che si é nel mezzo della propria opera, tra scelte non fatte ed errori da rimediare. Si rimane con il rimpianto di un gesto incompiuto, e questo rende ancora più doloroso un evento che è di per sè doloroso che trascina con se ciò che era sul nascere, ciò che era in fase di realizzazione, ciò che era in fase di cambiamento. Probabilmente quella ragazza , se non fosse stato per questo evento, pur sentendo il disagio e la vacuità della propria vita, non l’avrebbe mai ammesso, ne si fosse decisa a cambiarla. È stata la scossa che le ha fatto ripromette, se ne avesse avuto il tempo di rimediare. Il termine scossa spesso non lo usiamo solo in caso di un terremoto, ma anche nei casi in  cui , indecisi e quasi consapevoli dei nostri errori, vittime della nostra mancanza di coraggio, aspettiamo un evento che quasi ci costringe a fare le scelte che pur sapendo essere giuste, non ci decidiamo mai a seguire.

CONCETTA BIUNDO

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3 commenti

  1. Non avevo ancora letto! Sono davvero fiera di te Giovanna!
    Mi è dispiaciuto tanto non essere presente!
    Alla prossima 😘

    "Mi piace"

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