Recensione del prof Salvo Galiano su “Marhanima”

“Marhanima, testo poetico e opere tridimensionali di Poesia Sculturata” di Giovanna Fileccia.

10 ottobre 2018, presso l’Arsenale della Marina Regia-Museo del Mare – Palermo

 

Intervento del Prof. Salvatore Galiano

Osservando la sabbia nelle composizioni di Giovanna Fileccia si rimane smarriti quasi disorientati.
Giovanna ci racconta, nelle note del suo libro Marhanima, che da anni raccoglie manciate di sabbia prelevate in spiagge dalle coste settentrionali che si aprono sul mare Tirreno.

Camminando nella sabbia lasciamo le nostre impronte e la nostra identità.

Allora i granelli di sabbia si trasformano nelle poesie di Fileccia diventano testimoni muti di miti e leggende, vicende umane dei luoghi che più avanti racconterò e da tempi memorabili ci trasportano nella realtà di oggi e prima di giungere a noi hanno assistito a vicende storiche conservandone per millenni l’identità del luogo.

Andai alla ricerca della sabbia perduta, mi recai nelle spiagge di San Cataldo – Magaggiari – Trappeto – Balestrate – Castellammare del Golfo, prelevando alcuni piccoli campioni di sabbia dove li potete osservare dentro questo barattolo di vetro che donerò all’autrice.

Brevemente parlerò di una vicenda, che attiene la spiaggia di San Cataldo a Terrasini, dove giace una fornace di anfore onerarie abbandonata accanto la chiesetta di San Cataldo.
Da questa spiaggia gli antichi romani facevano carico di anfore per riempirle d’acqua, per proseguire il loro viaggio, proprio d’avanti il promontorio a “Cala Sciaccotta” prospicente la cala di Città del Mare.

È da ritenere un collegamento con l’antica Heirktai, la città cui Polibio ci offre una guida all’interpretazione. Era la primavera del 247 a.C. durante la prima guerra punica i cartaginesi di Amilcare Barca si accampano nel luogo chiamato Heirktai. Sopra Monte Palmeto a Terrasini.
Considerato che per Polibio i romani posero il loro accampamento a breve distanza da quello cartaginese, poi Amilcare spostò i suoi accampamenti sul monte Erice, dove resistette per altri due anni: poi nel 241 a.C. la sconfitta della flotta cartaginese davanti alle Egadi mise fine alla prima guerra punica, dove alcune anfore sono conservate presso l’Arsenale della Marina Regia di Palermo.

La poesia, lo sappiamo tutti, è un’attività creativa tipicamente umana, nasce dal bisogno di esprimere emozioni personali.
È una forma di comunicazione individuale, dove si è interlocutori di sé stessi e dei luoghi identitari.
Ecco che i versi di Giovanna Fileccia diventano prosa trasformandosi in musica del pensiero, così come il canto è la musica della parola.
Le trame delle opere tridimensionali di Poesia Sculturata di Giovanna sono contenitori attivi come metafora di anfore degli antichi greci e le parole espresse -recitate- in prosa diventano fonte d’informazione identitarie tra i popoli del Mediterraneo.
I versi nel libro Marhanima non hanno paura dell’acqua perché i movimenti accompagnano l’anima nelle profondità marine immense, è un viaggio, nel profondo pianeta blù, che non finisce.
Salvatore Galiano

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