Leggo e relaziono. Racconti e poesie di Vincenzo Li Cavoli. A cura di Salvatore Galiano

Prima presentazione a Partinico.
Oggi teniamo a battesimo un libro particolare. L’autore e curatore, il professore
Salvo Galiano, si è assunto l’onere di farci conoscere Vincenzo Li Cavoli: un uomo che egli ha ammirato e stimato sia come persona che come poeta.
Ci tengo a ringraziare Maria Grazia Motisi, Salvo Galiano e Francesco Billeci, editore del libro, per il loro invito.
Sono lieta di relazionare su un testo dal quale ho appreso nozioni e tematiche.
In questa sede porterò alla vostra attenzione alcuni aspetti interessanti affinché, già dall’ascolto, possiate immergervi nei Racconti e nelle Poesie del poeta Li Cavoli.
Inizio il mio intervento con il titolo della prefazione del prof. Adalberto Magnelli il quale non è potuto essere presente perché vive fuori dalla Sicilia. Il titolo Da Itaca a… Terrasini a parer mio sintetizza egregiamente l’opera che oggi presentiamo. Salvatore Galiano apre il libro con la poesia ITACA che Costantino Kavafis dedica a Ulisse augurandogli la gioia di vedere le molte mattine d’estate che lo porteranno verso una strada lunga. Itaca è stata per Vincenzo Li Cavoli luogo di prigionia, eppure è anche meta verso cui andare: metafora di vita, un andare verso che fortifica, un affrontare le difficoltà che rendono talmente forti dentro da sconfiggere ogni avversità. Non è questo forse lo scopo del vivere di ognuno? La saggezza dell’esperienza è Itaca, e Salvatore con questa poesia ci introduce nel mondo di Vincenzo Li Cavoli: quest’ultimo, nel tempo che gli è stato concesso, ha viaggiato negli usi e nei costumi del suo paese; nei caratteri e nelle azioni di suoi concittadini, e dal suo osservare è scaturita poesia. Ma prima di arrivare alla parte poetica del libro intraprendiamo il viaggio che Salvo Galiano ci narra su Vincenzo. Ce lo presenta come uomo colto sia per gli studi umanistici, sia per la curiosità per tutto ciò che lo circondava; padre e marito attento, uomo sensibile che apprezzava l’arte e i libri. Salvatore conobbe Vincenzo nel 1964 e fu attratto dai suoi racconti e dal suo animo sensibile.
Nel leggere la parte iniziale dedicata ai racconti, ho pensato a quanto siano stati fortunati a trovarsi i due uomini che, oltre che amici erano legati anche da un rapporto di parentela: il signor Li Cavoli è stato il suocero di Salvo Galiano. Non dimentichiamo che ogni rapporto interpersonale ha bisogno di dialogo, ed ecco: Salvo è riuscito a istaurare con Vincenzo un rapporto costruttivo di grande affinità, come se le due anime intenzionalmente artistiche si siano ritrovate. Ora, a distanza di tanti anni dalla scomparsa di Vincenzo, Salvatore ha sentito l’esigenza di far conoscere a noi tutti quest’uomo e i suoi scritti.
Ma entriamo nel vivo del libro e precisamente nel mondo poetico di Vincenzo Li Cavoli. Intanto a una prima lettura balza agli occhi e all’udito quanto le poesie siano musicali, descrittive e colorate.
Musicali perché insieme alla rima baciata o alternata, possiedono un ritmo che ondeggia come l’onda marina. Egli ha vissuto buona parte della sua vita a Favarotta, il borgo marinaio di Terrasini: il mare di fronte, il rumore delle onde nelle orecchie e il tramonto a salutare ogni sera. Tutto questo si avverte nelle poesie di Vincenzo. La musicalità propria del luogo si unisce alla musicalità del verso che, sia in italiano che in dialetto, rende colorate le strofe: colori forti, spesso senza mezze misure, senza tinte intermedie a mitigare i suoi pensieri poetici.
E poi descrittive ché raccontano ciò che lui vedeva nei caratteri della gente, nelle abitudini e nei mestieri dei terrasinesi, ma anche paesaggi della Sicilia ricchi di colore. In altre occasioni ho parlato del colore nell’arte e nella poesia.
Tempo fa nel presentare un altro libro feci la domanda: di che colore è la solitudine?
Qui invece chiedo: quanto il colore ha influenzato Vincenzo Li Cavoli? Dalle sue poesie si evidenzia come egli possedesse i colori della gioiosità; i rossi, i blu, i verdi e i gialli di un uomo che amava stare in compagnia e godere delle piccole cose. Eppure fuoriesce dai suoi versi un animo, oserei dire, intrappolato nel bianco del borgo favarottaro. Forse perché abituato a stare dove le case sono per lo più bianche e tutte uguali, ho immaginato Vincenzo desiderare di essere un gabbiano, per sorvolare i luoghi e andare a esplorarne altri. Ma sono convinta che lui amasse vivere in quel borgo che, tutt’oggi, si presenta mite ché tutte le case sono color pastello.
Lo stile delle poesie, come afferma Salvo Galiano, è semplice, ci sono poche metafore e poche similitudini, ma c’è tanto sentimento e desiderio di tramandare.
Ne è un esempio la poesia Quantu è beddu lu me carrettu: una descrizione dettagliata di ogni singolo elemento del carretto siciliano che sfocia nel ripercorrere la storia della nostra terra:
La Sicilia, cumparuzzu Alfiu beddu,
è terra d’incontru di tanti popolazioni;
Fenici, Greci, Arabi e Nurmanni
misiru pedi ‘nta sta bedda terra
puru i Burbuna ci stettiru tant’anni
fu sempri la Sicilia tiatru di guerra.
Nella poesia La casa di me nanna Vincenzo ci fa entrare in ogni angolo della casa descrivendo perfino la tuvagghia di cirnigghia e lu braceri a furma di curuna misa a riversa, per poi però passare alla parte emozionale:

Ricordu, la sira, li niputi in alligria
ntunnu a lu tavulu tutti assittati
si jucava o si cantava in armunia
e li sirati passavanu spinsirati.
Ora giradischi, radio e televisio
tutti semu ncantati comu cucchi
nta li famigghi nun c’è cchiù unioni
e mi pari ca semu tutti mammalucchi.
L’ultima strofa è d’amarezza nel constatare che
Appena li picciotti fannu vintanni
si nun su vecchi picca ci vuoli
tanti prublemi hannu e tanti malanni
ca veni di chianciri e lu cori ti duoli.
È importante tramandare i ricordi e la memoria. Certo, in questi ultimi anni, la memoria, è stata talmente utilizzata da diventare quasi invadente. Non è un paradosso ricordare per non dimenticare e il giorno dopo rifare gli stessi errori? Ma allora mi chiedo e vi chiedo: cosa rappresenta per noi la memoria? Ci arricchisce? ci indebolisce? ci forma? ci fortifica?
Lascio momentaneamente le domande in sospeso e ritorno a Vincenzo Li Cavoli perché per lui memoria significava tradizioni da perpetuare e luoghi da salvaguardare. Per noi tutti invece memoria dovrebbe significare costruire, fortificare così da avere fondamenta abbastanza solide per le generazioni del futuro.
Racconti e Poesie tramanda la memoria e perciò ha una forte valenza storica, culturale e sociale. Ma rappresenta anche un documento per Terrasini, paese in cui io stessa vivo.
Salvo Galiano ci propone 12 poesie in dialetto e 16 in italiano di Vincenzo Li Cavoli. Egli ha aggiunto il sottotitolo: Rovistando in un cassetto della mia scrivania e tra le poesie ne trovo una in rima alternata dall’omonimo titolo il cui inizio recita:
Quanti nomi affiorano alla mente,
rovistando in un vecchio cassetto!
E quante località, quanta gente
rimuove emozioni nel mio petto!
C’è un parallelismo tra suocero e genero: il rovistare, l’andare alla ricerca di ricordi e di emozioni appartiene a entrambi.
La copertina è rossa. Il rosso è il colore che indica forza, potenza, allarme, ma richiama anche alla passione e alla vitalità: pensiamo al melograno il cui succo è simbolo del sangue della terra. Quindi copertina rossa sulla quale figurano due opere pittoriche: un quadro a olio di Salvo Galiano, e nella quarta un acquerello di Vincenzo: in ambedue fanno capolino nuvole e alberi e seppur diversi per stile e soggetto raccontano tradizione e paesaggio della Sicilia. Mi sono soffermata sull’autoritratto a matita del curatore. Perché un ritratto e non una fotografia? Forse per lasciare spazio all’immaginazione, o magari per non essere troppo invadente in un libro che sì, ha estratto lui stesso dal cassetto, per cui è sua creatura e sua responsabilità, ma allo stesso tempo è come se fosse scritto a quattro mani da lui e dal suocero.
Un detto recita “Nella vita bisogna fare tre cose: un figlio, scrivere un libro e piantare un albero”.
Vincenzo Li Cavoli ha messo al mondo figli di cui una è la moglie di Salvatore, probabilmente ha piantato anche più di un albero… in quanto a pubblicare un libro, negli anni ’80 ha raccolto le sue liriche il un libretto da donare ai suoi cari, giusto per renderli partecipi della sua arte. Per cui ritengo che Racconti e Poesie sia un regalo a un uomo che ha fatto tanto per il suo paese e per la sua famiglia; un modo tenero, incisivo e generoso, affinché Vincenzo lasci la sua traccia.
La poesia Delusione mi induce a pensare che questo libro, voluto fortemente dal genero Salvatore Galiano, sia il riscatto di Vincenzo Li Cavoli, persona sensibile che probabilmente non interagiva facilmente con il prossimo. Lo deduco dalla poesia Inno al Mio paese nella quale, con sottile ironia, prende bonariamente in giro dei cretini.
Le sue sono poesie di disagio personale: anche in Tempi muderni dichiara di sentirsi un pisci fora l’acqua, ma da persona intelligente era un ottimo osservatore che conosceva bene l’animo umano.
Ne L’umu e lu scecco c’è un veritiero paragone tra l’uomo e l’asino: l’uomo come l’asino quando si arrabbia tira calci e quindi gli si deve stare lontano, c’è una ironia dal sapore un po’ amaro. Recitata da FRANCESCO FERRANTE.
La poesia L’aneddoto ha il sapore di un cuntu, una favola che vede protagonisti mastru Puddu e un surci.
Poesie semplici nell’esposizione e senza troppi giri di parole, scritte in modo diretto; poesie chiare che denotano la frizzante intelligenza dell’autore Vincenzo. Egli con una gaia leggerezza e un’ironia più o meno amara, più o meno velata, riesce a denunciare alcune situazioni, che sicuramente in quel periodo erano attuali, ma che, in verità, sono attuali ancora oggi.
Per esempio la poesia Pulitici e gnuranza la trovo attuale e, anche qui troviamo dell’ironia. Recitata da FRANCESCO BILLECI.
E poi ci sono le poesie in italiano:
Ei fu…1 racconta il percorso di lui ferroviere che passa le fasi della vita e si ritrova anziano con l’unico dente traballante. Recitata da Dario Tindaro Veca
Ne Incertezza e speranza, con un ritmo serrato dai versi brevi in rima baciata ripercorre i giorni spensierati che col tempo diventano pesanti fino a sperare che Dio blocchi la mano al Titano del male.
Pensieri a spasso è una poesia in cui Vincenzo prende in giro se stesso e la sua morte. Sembra un distico, cioè poesia composta da strofe di due versi in rima baciata, ma guardando bene in ogni verso vi è una doppia rima a formare la quartina.
Il sogno è una poesia erotica dedicata alla moglie.
Ne Il fumo e la vita emerge la malinconia. Recitata da: SALVO GALIANO
Le immagini che Salvo Galiano ha inserito raccontano la vita di Vincenzo.
A me piace concludere il mio intervento con la fotografia in cui Salvatore abbraccia il suocero. Traspare gioiosità, affetto e complicità; si percepisce il trasporto affettivo tra i due. Quindi voglio pensare che quest’uomo, Vincenzo, che non si sentiva in linea con i suoi compaesani, possa avere trovato nel genero una persona simile a lui.
E finisco con un pensiero: Salvo oggi è talmente vicino a Vincenzo da diventare, in un certo qual modo, il suo alter-ego. A me rimane vivida l’immagine di loro due seduti all’ombra di un albero, che sorseggiano un bicchierino di Sambuca e chiacchierano amabilmente di arte e di poesia, e tra un sorso e l’altro disquisire sull’importanza di tramandare i ricordi, le memorie, le tradizioni e anche i proverbi.
E a tutti noi un augurio: che l’arte ci sia di conforto ché il bello ci attornia. Basta alzare gli occhi e guardare le meraviglie che ci abbracciano: pura poesia!
Grazie

Giovanna Fileccia

Lì, Terrasini 31 gennaio 2019

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