Un asettico articolo diventa un soliloquio colorito. Si spremono scrittori!

Si spremono scrittori!

La partecipazione ai concorsi letterari è quasi sempre legata a un contributo economico che parte da una modesta cifra, fino a cifre a due zeri. Concorsi che vedono vincitori una lista ben nutrita di premiati: infatti oltre i primi tre premi assegnati, i poeti e le poetesse partecipanti sono gratificati da menzioni d’onore, di merito, eccetera. Ciò, se da un lato è dare valore al poeta, dall’altro, a mio modo di vedere, rende la poesia un bel minestrone condito con i migliori ingredienti che però durante la cottura si amalgamano tanto da chiedermi: dov’è la poesia? Sono fermamente convinta che la Poesia sia l’arte più nobile, quella da elevare e che eleva. Quella che in poche parole esprime strati e sottostrati di emozioni e concetti. Ma questo è il mio pensiero scritto di getto così come arriva dal cervello alla mia mano.

Ritornando ai concorsi a pagamento, fino a qualche tempo fa la sezione dedicata ai libri editi era libera da contributi presumo perché già spedire un tot di copie corrisponde a investire denaro o da parte dell’editore o da parte dell’autore che pubblica a sue spese il proprio libro.

Ultimamente invece nei bandi dei concorsi che ci vengono proposti, oltre alla richiesta dei libri ecco che si richiede lo stesso contributo economico delle altre sezioni a volte ben salato. E qui mi piace fare cascare l’asino con tutte le orecchie e il muso per terra e mi sorge la seguente domanda: quanto ancora rimane da spremere alla categoria degli scrittori?

Così poco valgono i nostri libri da pagare per essere letti? Non basta che da mesi, causa COVID 19, non possiamo neanche presentarci al pubblico? Non basta che lavoriamo ore per scrivere ciò che si legge in un niente? E per finire: Non basta che gli editori ci spolpano dandoci il contentino dei diritti d’autore?

Certo a questo punto potreste dirmi, e sicuramente me lo direte, “e allora è meglio autopubblicarsi almeno hai la soddisfazione di un ritorno economico!” È vero, ma… e la distribuzione? E poi… ma sai che soddisfazione dire “Vedi che io ho pubblicato con una casa editrice NO E.A.P.!” con un tono che se fossimo di presenza vi farei ascoltare, ma qui che è tutto scritto vi descrivo cosi: voce impostata, collo lievemente piegato a sinistra, occhi leggermente sgranati con le palpebre che si aprono e si chiudono tremila volte in un minuto, e per finire una nota stridula nella voce che mette in evidenza l‘io insieme a tutta la superiorità del caso.

Ecco lo sapevo: come sempre la penna scrive più veloce del pensiero e questo mio, che voleva essere un asettico articolo, è diventato un soliloquio colorito. Vabbè, lo lascio così come è venuto, tanto più che la scrittura non mente mai, piuttosto rivela ciò che è in ombra: lasciatevelo dire da una che ha pubblicato sia in E.A.P. che in NO E.A.P.

A proposito di sigle ecco a voi la sigla di chiusura con i titoli di coda… ops ho perso la coda! Fossi nata G.A.T.T.A.!

GIOVANNA FILECCIA

TERRASINI, 4 OTTOBRE 2020

Io con tre mie opere tridimensionali di Poesia Sculturata. Da sinistra: Il x sempre, Poesia Sculturata, frammenti di Giovanna Fileccia I, Metafore.

Mostra di Poesia Sculturata e presentazione del mio libro Sillabe nel Vento. (Chiostro dei Carmelitani, Partinico)

Foto scattata da mio marito Alessandro ❤

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