Leggo e recensisco. LETTERA ALLA SPOSA, di Licia Allara. Europa Edizioni.

Recensione a cura di Giovanna Fileccia

Cara consapevolezza, vuoi sposarmi?

Lettera alla sposa è il quinto libro che ho vinto nel contest gara organizzato da Alessandra Di Girolamo nel gruppo Gli amici delle emozioni. Ogni volume vinto è stato da me letto, assorbito e recensito. Oggi è la volta del libro di Licia Allara la quale, tra le tante in gara, ha scelto la mia poesia Guscio di lumaca tratta dal mio secondo libro La Giostra dorata del ragno che tesse. A suo dire è rimasta colpita dalla strofa:


E io
scaraventata nel guscio
vissi al suo misero posto.
E ancora dimoro in porto sicuro
dove il coraggio è nato già morto.”

Inizialmente mi ha sorpreso che Licia Allara abbia scelto la mia poesia: un testo difficile, pieno di humus interiore tormentato, una poesia incentrata sulla vita e sulla morte. Ma adesso che ho letto il libro il motivo mi è chiaro. Lettera alla sposa infatti è una storia che narra di coraggio nato già morto.


L’autrice nella sua premessa dichiara: “Di solito la vita ha bisogno di scuse per farsi riconoscere dai suoi stessi inquilini: pendoli rotti, buio improvviso, piccoli segnali di allarme che potrebbero farci riflettere su quella sensazione di estraneità a noi stessi.” La domanda che mi pongo e che vi pongo è: ma noi viviamo, o sopravviviamo? In che misura viviamo la nostra stessa vita? Quanti di noi scelgono o hanno scelto di vivere seguendo le proprie aspirazioni? seguendo ciò che si cela nel nucleo più profondo del nostro essere?


La premessa di Licia mette in evidenza il nascosto che sta dentro un qualcosa che vuole essere trovato. La parola chiave del suo libro è consapevolezza: del corpo, del cuore, del desiderio. Consapevolezza di occasioni, di sapere chi siamo, cosa stiamo facendo, dove stiamo andando. Consapevolezza che ogni minuto che arriva, potrebbe essere quello in cui trovare il coraggio per togliere il gesso dal proprio cuore, l’occasione per rimuovere il gesso alla propria ragione.


Già dai primi capitoli mi è chiaro come la scrittura di Licia sia a ‘togliere per mettere’. La sua è uno scrivere per negazione nel senso che, Licia, attraverso il negare racconta l’assentire. Una pratica particolare nella quale ella si avvale degli spazi vuoti per raccontare quelli pieni. L’autrice si focalizza su ciò che non è per mettere in evidenza ciò che è.


Difficile direte voi.
In verità, no, se si è in grado di scrivere con la parte più sensibile che si possiede. Licia Allara conosce bene l’animo umano. Dentro ogni personaggio della sua storia c’è un aspetto che sembra appartenerle.

Anche io tra le pagine di questo libro ho incontrato parti di me e sono certa che, attraverso il fioraio, il prete, l’organista, la sposa, lo sposo, l’ex fidanzato, la zia zitella, l’amica disillusa e un’altra inattesa figura che non voglio rivelare, anche voi vivrete la vostra interiorità finché, a un certo punto, potreste chiedervi: Com’è la mia vita? Ho agito dando retta al mio bene? Chi sono realmente io? Che cosa vuol dire, per me, la parola “io”?


La scrittura di Licia Allara è frizzante e lieve, pesante e sognante. È una scrittura maturata in un tempo dilatato, ubicata in uno spazio aperto che contrasta con lo spazio interiore dei protagonisti che invece è ristretto, chiuso, quasi claustrofobico.


Lettera alla sposa è un libro corale dove ogni protagonista è il frutto di scelte-non-scelte. È un libro coraggioso perché capace di metterci davanti alle debolezze dell’animo umano. È un viaggio dentro il cuore, dentro il sentimento, dentro la ragione, dentro il pensare. Non voglio svelare nulla di questa trama così travagliata, così delicata. Eppure ne rivelerò un passaggio nel quale vi è un semplice tocco alla porta, un bussare sommesso un toc toc che.


Lettera alla sposa è una lettera alla consapevolezza, le parla con il linguaggio caro al cuore. Nel capitolo dedicato all’amica disillusa Licia Allara scrive: “Osservando le tante persone che conosceva, aveva l’impressione che fosse fuori moda far bilanci della propria vita, e che il pragmatismo tentasse di esorcizzare le paure: paura di scoprire i conti troppo in perdita e cifre troppo in rosso, sinonimi di una incontestabile fallimento della ditta.
Pensava che fosse la paura a inventare scuse, nuovi impegni e nuovi interessi per allontanare il fantasma, respingere l’esattore, rimandare l’incontro con se stessi. A lei, costretta alla riflessione dalle circostanze, sembrava che intorno a sé vigesse un imperativo apparentemente assurdo: non pensare. Le sembrava che per molti l’unica cosa veramente importante fosse arrivare inconsapevoli alla meta finale, come se la propria vita appartenesse a qualcun altro.

Arrivata a questo punto vorrei urlare a gran voce: La libertà è coraggio!: di azione, di pensiero, di passi, di parola, di movimento, di emozione, di respiro, di sguardo, di.
Lettera alla sposa invita ad ascoltare la parte più vera di noi, la parte sotterranea, intestina, bambina. La parte saggia poiché è la sola che conosce il bene per sé stessa.

Giovanna Fileccia
Terrasini lunedì 17 maggio 2021

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