Leggo e recensisco. L’ULTIMO DUCA, di Italo Iovene. Diogene Edizioni

Recensione a cura di Giovanna Fileccia

DAL DESIDERIO AL SOGNO

In tempo di pandemia molti di noi autori abbiamo scritto, composto, creato. Italo Iovene durante la morsa pandemica ha iniziato e concluso il suo quarto romanzo per poi pubblicarlo con la Diogene Edizioni. Ne è nato L’ultimo Duca un lavoro letterario che già dal titolo introduce una nota di eleganza e di stile.

Inizio questa mia riportando un breve passo della presentazione di Teresa Milia al libro di Iovene. Ella scrive: “Questi sono momenti che ci portano a rintanarci nei ricordi e il ricordo, oggi più che mai, diventa il nostro tutto. (…) “L’ultimo duca” è una ricerca, un viaggio nei ricordi, un incontro, una storia sull’anima, è un grande contenitore ricco di umanità, talento e commozione.”

L’ultimo Duca è, quindi, un romanzo nostalgico e malinconico e, nonostante sia foriero di ricordi, nonché colmo di un vissuto corposo, ha il pregio di celare dentro il cilindro quel pizzico di ironia che non guasta. Italo Iovene sorprende il lettore con una creatività letteraria in cui il dramma e la leggerezza si fronteggiano e allo stesso tempo si abbracciano, abbracciando il lettore. Egli adopera più sfaccettature di narrazione: da quella storica a quella psicologica, da quella onirica a quella immaginifica. E non solo poiché tra le pagine vi è anche molta spiritualità.

Alla lettura del libro ho immaginato l’autore in una veste particolare, un prestigiatore che estrae dalla sua memoria avvenimenti reali e li amalgama a storie di fantasia. Avverto in tutto il libro la presenza di una figura che sta in alto e che da lassù sembra partecipare attivamente alle vicende di Amedeo. Il duca infatti attraverso i pensieri e i sogni fa scendere in campo Dio, Gesù e ogni abitante di quella sfera che appartiene al soprasensibile.

Trascrivo un brano tratto dal capitolo Il virus nel quale è Dio a parlare: “Ero convinto di aver creato un universo perfetto. Non mi bastava e ho aggiunto la vita (…)”. Prosegue: “L’uomo non sapeva essere felice; contento sì, ma la felicità è cosa ben diversa, necessita di saggezza. Viveva infelice in quella felicità e l’eternità non era adatta a lui. Non aveva neanche voglia di riprodursi. E poi a quale scopo se era eterno? Doveva avere un ciclo, come le stagioni. Cicli diversi, a ciascuno il proprio. E, per invogliarlo a riprodursi, dall’ermafrodito creai l’uomo e la donna e il piacere del sesso. Trasformai l’uomo in un animale evoluto, e, come a tutti gli esseri viventi, lo condannai alla vecchiaia e alla morte. Da una parte il piacere, dall’altra il dolore.”

C’è un gioco di causalità e casualità ne L’ultimo Duca. Uno degli aspetti chiave del romanzo sono “le condizioni”. Saranno le condizioni mancate a dirigere le decisioni di Amedeo. Egli nel clou della vicenda compirà delle azioni estreme. Azioni per le quali, però, non proverà rimorso. Il duca rifletterà sui suoi sbagli, sulle debolezze ma anche sui suoi punti di forza. Egli, da uomo particolare qual è, si lascerà pervadere dai sogni che lo porteranno a vivere una esistenza parallela e solitaria. Solo in tarda età “le condizioni” cambieranno e lui sessantenne incontrerà la ventenne Filomena. La ragazza diverrà sua moglie e gli darà l’agognato erede, il figlio Aloisio, portatore di gioia.

La felicità bramata, e così difficile da ottenere, è, in un certo qual modo, la fune trainante che con forza tirano le protagoniste del libro. L’autore, nel contesto della storia, con una penna incisiva e sobria, delinea le donne come meteore luminose che tirano la fune della vita e del dolore. Tutte loro, seppure siano le anime del romanzo, sono portatrici di vissuti dolorosi che.

Uno dei concetti del romanzo è “rinascere a nuova vita”, risorgere da ciò che è stato. Il duca Amedeo è un uomo solitario che ha un solo amico, Antonio, conosciuto nel periodo della guerra quando Amedeo e il padre, il Duca Carlo, si trasferirono a Stigliano. La loro è un’amicizia che durerà nel tempo e sarà l’unico punto di riferimento di Amedeo. Durante un dialogo l’amico Antonio rivolgendosi ad Amedeo gli dice: “Tu hai contestualizzato la passione in un desiderio dal quale hai creato un sogno. Poi hai decontestualizzato quello stesso sogno creandone un altro: quello di tuo padre. In parole povere in un primo momento hai costruito il diktat “Carmela” poi, il tuo subconscio ha reagito con il diktat di Carlo. E adesso devi risorgere, rinascere a nuova vita. Il mio è un ordine!”

Sarà grazie a questo ordine che poi Amedeo riuscirà a vivere la propria vita.

E a proposito di ordine: tra le pagine de L’ultimo Duca avverto come se ci fosse da parte dell’autore il desiderio di voler mettere ordine tra le cose. Il libro è come se fosse una sorta di diario al quale affidare la memoria storica. Iovene scandisce gli anni attraverso fatti del passato che non riguardano solo la città di Napoli ma si estendono all’Italia per arrivare in altre parti del mondo. Uno dei tanti avvenimenti storici ai quali Iovene accenna è la catastrofe di Chernobyl tema a me caro poiché questa tragedia avvenuta nell’aprire del 1986 è parte centrale di uno dei romanzi che sto scrivendo.

Le tappe storiche, dunque, scandiscono le vicende narrate nel romanzo. Le tre generazioni, rappresentate dal padre il Duca Carlo, da Amedeo e da Aloisio, si dispiegano con ordine e chiarezza e, durante lo scorrere del tempo, il lettore ha la percezione di vivere all’interno della storia.

Ogni autore, in ogni sua creatura letteraria, porta un po’ di sé e Italo, tra le pagine del suo libro, porta la sua passione per l’arte classica e contemporanea: per la musica, la pittura, la scultura e la letteratura; porta inoltre alcuni concetti che per lui probabilmente rappresentano le basi sulle quali ha fondato la sua vita e li tramanda al lettore con grande generosità.

Da L’ultimo Duca ne esce uno spaccato storico che dalla monarchia arriva ai nostri giorni. Attraverso il giovane Aloisio l’autore evidenzia quanto la nobiltà d’animo sia più importante della nobiltà di un titolo. I titoli nobiliari si acquisiscono in eredità insieme alle proprietà e ai conti in banca, ma la nobiltà d’animo si costruisce vivendo e agendo per il bene della comunità. Ed è quello che fa l’erede Aloisio, medico del nostro tempo, impegnato nella ricerca del vaccino per sconfiggere il virus Covid 19 che dall’inizio del 2020 ha sconvolto le nostre vite.

Aloisio lo immagino come una colomba bianca che sbuca dal cilindro nero per volare libera ad ali spiegate, un simbolo di speranza e di continuità di vita. Sarà Aloisio che dirà al padre Amedeo “Papà, sei tu l’ultimo Duca”, sottolineando quanto il suo essere persona travalichi il suo originario ruolo di “Nobile Duca”. In fondo non è così per ognuno di noi? Al di là dei nostri ruoli e delle cariche che ricopriamo nella società siamo semplicemente persone capaci di costruire o demolire il tessuto sociale nel quale ci muoviamo.

Con freschezza e pacatezza il prestigiatore Italo Iovene ha estratto dal cilindro una storia che possiede ritmo e musicalità, verità e fantasia, certezze e dubbi, ricordi e speranze, silenzi e cori celesti.

Giovanna Fileccia
Terrasini, 24 maggio 2021

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