I miei libri. MARHANIMA. Relazione di Santa Franco. Illustramente Earth Day 2018 Cefalù.

L’architettura paesaggistica della nostra terra contiene in sé una contraddittorietà che produce una sorta di fascinazione, l’insolito paesaggio che si presenta agli occhi stupiti di un osservatore non può che indurre ad un’inquietudine strana, a tratti incomprensibile e per certi versi destabilizzante.

Un’isola in grado di dare di sé un’immagine contorta, mai scontata, né tantomeno cristallizzata, una terra che muta le sue connotazioni in un continuo divenire; si rimane attoniti di fronte alle distese immobili del latifondo, il loro colore, intensamente unico, acceca, illuminate da una luce intensa e fissa, appunto immobile, come l’atavica rassegnazione degli “ultimi” di fronte ad un destino inesorabilmente incontrovertibile.

Ma ecco che il paesaggio muta, si trasforma divenendo un’esplosione di luci e colori, rumori; si materializza attraverso l’immagine di un vulcano in eruzione, si impone in tutta la sua maestosa dinamicità, metafora di un popolo capace di grandi sofferenze e sopportazioni, ma pronto a covare, sotto la cenere, la passione della ribellione per riacquistare quella dignità troppo spesso calpestata ed avvilita.

Marhanima Testo poetico e opere tridimensionali di Poesia Sculturata di Giovanna Fileccia Ed. Simposium, 2017

E poi c’è il mare con la sua forza che corrode ogni più immobile certezza, trasforma e ridisegna, rimodella l’esistente, sconfiggendo un immaginario collettivo imprigionato da estremi limiti descrittivi, perché seppure la terra è nostra madre, è la “naca” che ci ha nutrito con i suoi frutti, il mare diventa padre, un padre amorevole in grado di donarci l’essenza più pura della “bellezza” per le sue innumerevoli valenze simboliche ed emozionali, ma, nello stesso tempo, altrettanto violento e severo se ci accostiamo a lui con l’incoscienza verso la sua immensa vastità ed imprevedibilità.

E’ il mare che ci conduce alla conoscenza, al confronto fra religioni e società differenti, mare degli incontri interculturali, luogo di avventura e di ricerca, spazio infinito dove perdersi per poi ritrovarsi trasformati da contaminazioni imprevedibili.

Il mare è anche un luogo dell’anima, è uno spazio evocativo che diventa “canto” per i poeti di ogni tempo e di tutte le comunità interletterarie che non appartengono ad uno spazio circoscritto, in quanto cantori di un’unica luce che emana e che aspetta paziente che una mano sapiente la celebri e la esalti.

E’ il mare descritto in Marhanima, testo poetico e opere tridimensionali di Poesia Sculturata da Giovanna Fileccia che ne ha celebrato la “voce”, restituendo ad un’immensa distesa di acqua quella luce mediterranea, insieme eternità e divenire, unicità e bacino di emozioni senza ristrettivi confini, un mare che accoglie un “io” tormentato,  che si bagna alle sue acque e si riscalda e si mescola alla terra per poi riempirsi di altre esistenze ed esperienze avventurandosi in nuovi viaggi, assumendo diversi ruoli, ma mantenendo quel tratto di estrema vitalità propria del suo essere simbolo del viaggio di vite umane.

 La scrittrice Giovanna Fileccia ci offre un percorso originale e creativo in un divenire narrativo che coniuga in sé due stili linguistici diversi, sapientemente intrecciati; la prosa e la poesia si confondono, diventano racconto di un mare emozionale, intimo, introspettivo, ma nello stesso tempo un luogo senza confine, inesplorata meta di un’umanità pronta a farlo divenire “nuova strada”, metafora di una vita nuova ancora tutta da esplorare, in qualche approdo dovrebbe trovarsi quell’Itaca attesa, ultima meta e simbolo complesso di ogni ricerca.

Dentro questo viaggio, variamente interpretato, si riscontrano tratti di un sentire di verghiana memoria che si manifesta con l’immagine di un mare vissuto non soltanto come fonte di inesauribile vita e sopravvivenza ma anche come simbolo di dolore e di morte, eterna simbologia del viaggiatore che non possiede verità acclarate nel momento dell’allontanamento se non la certezza del suo gesto, proprio come l’infelice ‘Ntoni che non ha un progetto di vita se non quello della fuga da quell’esistenza e dagli antichi affetti negati e disattesi dal tempo, il mare, metafora, ancora una volta, dell’onda di un divenire nuovo ed imprevedibile, ma pronto a sopraffare chi non riesce ad interpretarne la valenza.

“Il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole”(Cit. Verga)

Un viaggio, quello, della nostra narratrice, che travolge chiunque vi si accosti con la sensibilità poetica di lasciarsi trasportare da profumi intensi e tinte a tratti sfumati o forti che diventano materia viva e si materializzano attraverso un percorso multisensoriale dove i versi si trasformano e prendono forma, ti si avviluppano intorno e ti sorprendono abbracciando ogni tua percezione.

Nulla di più conforme per raccontare il “mare”, per narrarne la bellezza, a noi non rimane che lasciarci trasportare da questo moto costante ed inarrestabile, lasciarci conquistare dalla fascinazione che emana dalla profondità dei versi donatici dalla preziosa interpretazione narrativa della nostra scrittrice.

Santa Franco

Presentazione di Santa Franco di Marhanima – 23 aprile 2018 “Illustramente Earth Day 2018 Cefalù”- Corte delle Stelle, Cefalù.

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