Scrivono di me. SILLABE NEL VENTO, Recensione di Alice Silvia Morelli

Sillabe nel Vento di Giovanna Fileccia. Ed. Simposium 2012. Recensione a cura di Alice Silvia Morelli

Per raccontare questa complessa raccolta dell’autrice neo ermetica e versatile inizio dalla dedica in firma copia “Che il vento ci guidi verso l’alto verso il centro” Vorrei fare una piccola premessa, ciò che scrivo, ovviamente è il mio modesto personale punto di vista, cioè il turbinio di emozioni che ha lasciato in me.
Per approcciarsi a questa raccolta, dobbiamo lasciarci guidare dal vento, come ci suggerisce l’autrice, vento che è in grado di cambiare le cose, trasportarci verso i profumi, racconti di storie passate e presenti, quel vento che sa cambiarci di umore, che spazza, che spezza o che accarezza, vento di scirocco che ci soffoca, o quello del nord che ti fa battere i denti dal freddo e si infila sotto pelle, congelando le ossa, vento che smuove il mare, vento che oscilla le fronde, vento amico inseparabile tra noi ed il cosmo che tutto ci appartiene, vento come elemento aria, come il filo di un aquilone che ci fa vivere, sognare e quietare, vento conduttore di relazione come Sillabe Nel Vento che vedo nel mio immaginario, sillabe trasportate che si rimescolano, tra i filamenti che poi vorticosamente ritornano, come foglie, sillabe trasportate dalle onde del mare che vanno e ritornano, che spesso sbattono contro le rocce rimanendo intrappolate nel fondo marino, con le amiche conchiglie e i suoi coralli che ne riserbano le storie, ricchi di essenze, in un vero trasporto. Come nei versi Aria/Non c’è esistenza senza sospiro/ L’aria non ha alcun senso/ E il mio annaspare/ che dà senso / all’aria/ che/ respiro/ ….. O come Madre mancata/ di un figlio mai nato/ Memorie di un ricordo/ che si assiepa e attende/ Spirale di dolore senza fine/ Dolore/ che necessita di rinascita/Rinascita/ che necessita d’amore/ Amore rinato che attenua il dolore /
Madre Mancata” che sottolinea l’autenticità del dolore dell’anima, dinnanzi la perdita di un figlio, ferita aperta che Giovanna Fileccia esorcizza, anche se scortica l’anima, lasciando ferite aperte, in un freddo perenne del nord che ti congela.
E ancora in questo vortice di emozione vedi che l’aria cambia, si perché tutto è in continuo mutamento come nei versi Il x sempre: Esiste il x sempre/ in quell’unica goccia di rugiada/ posta in bilico,/ sull’orlo della foglia del melograno /, e come ci sottolinea l’autrice, o come natura ci guida attraverso le stagioni. In una realtà consapevole, e si effettivamente “Che cos’altro è la vita/, se non una lacrima su un fiore,/ ove disseta,/ racconta e poi muore/.” Cit Alice Silvia Morelli.
E quando siamo, in contemplazione con la natura che necessitiamo di intimità che la Fileccia ci dispiega attraverso i suoi versi, una sua necessità, parole libere impregnate, colorate, ricalcate, modulate, come si legge in questo testo:


Intima Platea
Voi intima platea di visi sconosciuti
lettori consapevoli di sillabe assemblate
di versi costruiti su fondamenta salde
di strofe originate su impalcature bianche

Voi, intima platea di menti articolate
critici imponenti di spazi colorati
di parole adagiate su sostegni rigorosi
di scritti germogliati su appigli luminosi.

Grazie intima platea di voci modulate
amanti silenti di tempi ricalcati
sbirciate tra i cassetti che contengono poesie
poesie che all’origine erano pensieri
pensieri che sbocciano per essere parole
parole libere, personali
obbligate a divenire intimamente plateali.

Giovanna Fileccia sa regalarci anche perle di filosofia come nella poesia Metafore rappresentando la similitudine dell’aria del vento e le sillabe mescolate che cadono come Noi creature/ immagini/ speculari di Dio/ Incomplete/ Nostalgiche/ Ci sentiamo padroni del tempo/….
Ovviamente della poesia trascrivo solo alcuni versi per riflettere, della nostra smania di fare, ma soprattutto perennemente in competizioni gli uni con gli altri, guardando nel futuro come se fosse realmente possibile gestirlo e come diceva Seneca: “La vita è breve: evitiamo, dunque, programmi troppo estesi: ogni giorno, ogni ora ci mostra la nostra nullità e ricorda a noi smemorati, con qualche nuovo argomento, la nostra fragile natura. Allora noi, che facciamo programmi come se la nostra vita fosse eterna, siamo costretti a pensare alla morte. Si volge, infatti, ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.” Ed è in questo presente che la Giovanna Fileccia si presenta


Essenzialmente io
Lasciami dire solo per una volta
io che combatto le mie battaglie
io che affranta mi guardo allo specchio
e mi penso
io che egoisticamente affondo la lama lucente
dentro
il mio stesso
nucleo di sole
io che esisto perché voglio
e non
perché
devo
Io che voglio dire “io” solo perché
amo
l’essere
“noi”
io…
io e tu, tu ed io. Dove sei tu?
Dove inizio io e finisci tu?

Lasciami dire solo per una volta
essenzialmente io
poi
prendimi per mano e conducimi
dove non so andare
amore mio.

E dopo questi versi, spiego le vele, per fluire su nuove onde, dove calici di miele riaffiorano, con I sensi dell’amore /E gusto dolcemente /il tuo sapore: baci leggeri /come sillabe che si posano/ su spazi candidi da sempre/ Noi nucleo di nuclei uniti / compresi/ pronti a navigare / in si/ armoniche sensazioni. Sensualità, dolcezza, leggerezza come nei testi Mia Italia, Natale, Tramuntu Spiranzusu testi leggeri come balsamo nella pelle, sottolineano la speranza della povera gente, riferito soprattutto agli ultimi ai dimenticati.
Questa raccolta, ha quarantasette poesie e due racconti, molto belli è significativi. Contiene poesie da toni forti , leggeri, calde e sensuali, alcuni in lingua dialettale siciliano, dove si respirano gli usi, costumi e profumi che Sillabe Nel Vento ci fa respirare, in un dialogo a tutto tondo. Non manca neanche la forma ironica e sarcastica come in questi versi


Dialogo
indovina chi sono io? Chiese la morte
“ Tu sei la vita la liberazione,
come preferire una sorte migliore ?
Lei rispose “Ma tu non ami la vita?
“Cos’è la vita se non c’è allegria,
se ad ogni passo che fai ti senti staccata via,
se ti senti sola ed impotente
e non hai voglia di far niente ?la morte disse “Allora vieni con me
ti porterò in un posto simile all’isola che non c’è”
La morte e la sua nuova amica
si presero per mano
e se ne andarono piano piano.


Oppure
II bruco e la farfalla
“Voglio morire” disse il bruco /”sei già morto! “ /rispose la farfalla ridendo./Poverina!/Non sapeva che sarebbe morta pure lei /prima di mattina.


Per ultimare, vorrei precisare che ho menzionato solo una minima parte dei bellissimi testi di questa raccolta, facendo una grossa fatica, nel decidere quale scegliere. Ultima raccomandazione, compratelo perché vi porterete un cimelio che non passa mai di moda e soprattutto vi farà stare bene.
Infine Grazie a Giovanna Fileccia che mi ha dato la possibilità di entrare nel suo intimo animo

Alice Silvia Morelli

Lo storico di Sillabe nel Vento: https://giovannafileccia.com/richiedi-sillabe-nel-vento/

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