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PERSISTENZE parole, memorie, frammenti, di Stefania La Via, Màrgana edizioni, 2021.
QUANDO LA POESIA FA LE FUSA
Persistenze di Stefania La Via è una raccolta articolata poiché segue vie complesse che evidenziano i tanti aspetti della poetessa.
È suddivisa in tre sezioni: parole, memorie e frammenti, introdotte, ognuna, da un’opera di china su carta dell’artista Giacomo Cuttone. È di Cuttone anche il dipinto in copertina dal titolo Sulla soglia.
Prima di entrare dentro le pagine del libro vorrei porre l’attenzione alla parola persistenza la quale si presta a svariate sfumature e interpretazioni come per esempio a quella che riguarda le immagini che restano impresse sulla retina oltre il tempo di esposizione: la persistenza delle immagini, ma anche dei gesti, delle azioni ricorrenti, eccetera denota una continuità prolungata che, però, in generale ha un’accezione negativa, di ostilità oppure di ostinazione.
Qui, nel libro di Stefania La Via, invece, la persistenza ha accezione primariamente positiva, soprattutto nella prima e nella seconda sezione.
Ma preferisco procedere seguendo l’ordine della raccolta per cui apro la prima sezione che la Nostra dedica alle parole: sono poesie colme di poetica fluida, una poetica matura e consapevole. Le parole, i versi, sono, e rappresentano, il nutrimento della La Via ed ella le snocciola in armonia con il proprio sé.
Eppure nella poesia Di me Stefania La Via appare prostrata ai piedi di sé stessa nel cercare un verbo che sia in grado di dare concretezza al vivere; emerge nei suoi versi l’esigenza di dare un senso allo smarrimento della sua anima.
La poesia Di verso in verso narra come si possa essere impastati con i sentimenti. Per Stefania la poesia è una sorella che si annida nel minimo attimo e l’attimo, per lei, si annida nei suoi figli: i suoi versi più belli che, già invisibili rami, si sporgono nell’oltre e la sorpassano.
Nella poesia Parole è come se un’onda parlasse all’altra onda in un dialogo fatto di acque. Il disegno recita: “Poi il tuo fuoco ha divorato /i margini del vuoto /e l’immagine – inattesa – ha preso forma./ D’improvviso/ poche tessere mancano al mosaico”.
Sembra che Stefania La Via faccia le fusa alla poesia, apre con delicatezza porte per riempire un nulla pieno di tutto. La parola per lei è un segno che nasconde il senso del vuoto; uno spazio che dice tutto, urla sdegno, non tace e, però, non dice troppo: trattiene per paura di ferire e, forse, di ferirsi.
La poesia Tutto è dentro recita: “E cercare con la cura le parole/ da non dire /per non ferire, per non tagliare /squarci /per mettere a tacere/ il dolore che invade”. Una parola detta e non detta, da leggere attraverso la trama di un tessuto da tessere, come il ragno che tesse la sua tela.
Lo stile di Stefania La Via è moderno e immediato. La parte centrale dedicata alle memorie è anch’essa ben radicata nella poetica.
La poetessa, oltre a un certo desiderio di evasione, unisce una poetica intrisa di verità scomoda, non c’è censura nel suo dire, né per sé stessa, né per denunciare le brutture della società e del malvivere. Ella cerca attraverso la poesia la contemplazione dell’attimo infinito, dell’attesa immobile che, però, la vita riesce a distrarre e ci obbliga, la obbliga, al fare quotidiano. A conferma di ciò, la poesia Estate dice: “Come Dio, vorrei saper contemplare, / attimo infinito /attesa immobile, ma mi distrae la vita col suo farsi”.
Ma lo sguardo diventa avventura verso un nuovo che, seppure sia già conosciuto, è visto con rinnovata fiducia: si sporge dal viso e va oltre il dolore che si tende al chiuso… murato… come pietra che non sa di potere ascoltare.
Persistenze edito da Màrgana Edizioni, dedicato alla famiglia, è introdotto dalla massima di Italo Calvino “La poesia è l’arte di far entrare il mare in un bicchiere”. Vi ho trovato attinenza con la poesia Persistenze, della quale trascrivo i versi a chiusura: “Ancora oggi è difficile / fare entrare un mondo / dentro un foglio”. La poetessa ci chiede di credere nella persistenza degli oggetti che tornano nuovi, a questi ultimi dovremmo affidare, dunque, la memoria?
Persistenze contiene una poesia consapevole che unisce le mancanze alle pienezze, una scrittura elegante e raffinata che si sviluppa per immagini metaforiche e figure poetiche con qualche punta di azzardo.
La terza sezione, dedicata ai frammenti è il frutto del periodo del Covid 19, quando eravamo tutti chiusi nelle nostre case.
I frammenti rappresentano un documento per tutti noi che abbiamo vissuto la pandemia, il vuoto e la persistenza del malessere. Tutti abbiamo provato l’assenza e il silenzio, la solitudine e l’angoscia, la paura e l’ansia, lo sconforto e la tristezza. I frammenti narrano lo spegnimento della luce. Stefania appare frammentata divisa in mille pezzi, una donna che seppure nelle prime due parti del libro appare risolta, poi, durante la pandemia, si trova persa senza la bussola del vivere.
In quest’ultima sezione, a mio avviso, sembra che Stefania porga la guancia alla sillaba, le chieda aiuto, le si affidi affinché la fragilità del suo sé, possa resistere e non rovinare come una cascata di sassolini.
La poesia ci sostiene con le sue corde resistenti; noi non possiamo fare altro che aggrapparci ai fili poetici e perseverare affinché i sassolini-frammenti abbiano il tempo e il modo di ricompattarsi.
Magari dopo ogni cosa sarà diversa ma sarà comunque… la vita.
Giovanna Fileccia
Terrasini, 21 marzo 2023
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