
Per INCONTRI NELL’ARCA presentazione a Palermo presso la Libreria Voglia di Leggere. Sabato 20 settembre 2025.
Relazione a cura di Giovanna Fileccia
Spesso ho paragonato la poesia alla musica la quale produce onde sonore elastiche che danno vita a emozioni-come-colori. La poesia accade nell’animo di chi la sa accogliere e si rannicchia in un angolo del corpo fino a che esplode nello spazio circostante. La poesia può fare molto rumore e può anche placare un animo in fermento, come sembra essere l’animo di Marianna Guccione la quale sa osare e rifuggire dai luoghi comuni. Per Marianna i diritti e i doveri sono parte della sua vita di avvocato, di donna e di poeta; lei oscilla tra il giusto e l’errato, tra il dubbio e la consapevolezza, tra la tolleranza e la resistenza. Le sue poesie non nascondono, piuttosto rendono evidenti alcuni tratti dell’essere umano: denunciano le azioni e mostrano i sentimenti, i tormenti, le intenzioni, in particolare… del mondo femminile.

Per tornare alla musica paragonerei la poesia di Marianna Guccione alle percussioni: tamburi, piatti, grancassa, eccetera, a riempire l’aria di particelle che vogliono essere ascoltate, non soltanto con le orecchie, ma anche con la pancia, così come vanno accolti i testi della Guccione che provocano nel lettore un impatto immediato e trascinante. È indubbio che la forza caratteriale di Marianna si riversi anche nelle sue poesie.
C’è stata negli anni ’70 una poetessa, Patrizia Cavalli, che un giorno si ritrovò davanti a Elsa Morante, la quale, a un certo punto le chiese di portarle le sue poesie “Così saprò chi sei”, le disse. E quindi chi è Marianna Guccione?
Se è vero che l’arte umanizza, allora la cultura deve essere lievito che alimenta quel proliferare di idee e di concetti che fanno crescere, evolvere. La cultura parte dal basso, dalla cura, e cresce insieme allo spirito critico e, paradossalmente, cresce insieme al dubbio e al vago. Marianna Guccione ci invita ad andare oltre la pelle, ma cosa vuol dire andare oltre? E… ognuno di noi che ne sa degli oltre degli altri? Eppure sappiamo che ciascuno ha il proprio oltre e lo segue; andare oltre presuppone non fermarsi, vuol dire avere un altro occhio a parte gli altri due occhi, avere un altro braccio a parte le altre due braccia, avere un pensiero alternativo e vedere le solite cose in modo diverso. Andare oltre il conosciuto, il visto, forse è anche una forma di coraggio. Nella poesia che pocanzi abbiamo ascoltato Marianna scrive: “Quando il cielo piange con me,\gradito sentire di ciò\che l’anima esterna nella natura” c’è la ricerca di un oltre dell’anima. Invece nella poesia Maestosa Regina vi leggiamo un andare verso l’altro con sfida “Provate a spostarmi\Con tutta la forza che avete.\Con la follia, l’ardore,\il potere della tentazione,\il ricatto.\Provate, avanti!\Venite a me!”

Marianna dedica le quaranta poesie contenute in Selvatica a Dio che l’ha salvata, alla sua famiglia, agli incontri e alla vita. Nella prefazione Claudio Barone riporta quanto segue: “Al centro dell’opera, dominante è la figura della donna, della quale la poetessa esplora acutamente l’anima e il corpo. Le sue parole si muovono tra il tocco dolce e vulnerabile di chi si sente piccola e la potenza distruttiva di una furia”. Nel leggere le poesie di Marianna Guccione vi accorgerete che è difficile trovare mezze misure, la nostra impersona il titolo Selvatica in riferimento alla poesia –istintiva-, ma anche a lei stessa, che affronta, con le unghie e con i denti, la vita senza scendere a compromessi. La sua poetica prorompe in una narrazione viva e colorata, esattamente come il quadro in copertina di Rosario Genduso, un’opera dal titolo Risveglio di primavera, che è altrettanto prorompente di colori e vitalità.

L’autore francese Jean Cocteau scrisse “So che la poesia è indispensabile, ma non saprei dire per cosa”, è vero che la poesia non è indispensabile, eppure ci permette di esprimerci e ha permesso a Marianna Guccione di esternare il suo sentire e riversarlo su un foglio: fare cadere le parole così-come-sono in uno spazio vuoto che le accoglie, cosicché l’anima possa liberarsi e allo stesso tempo riempirsi. Ho rilevato già da tempo che, in letteratura in generale e nella poesia in particolare, spesso chi scrive espone più o meno consapevolmente ciò che gli manca. Spesso volte mi chiedo per quale alchimia un lamento, una denuncia, uno sfogo, possano essere trasformati in poesia, credetemi non è facile, poiché è tutta una questione di “COME”, come ci si approccia alle parole, che sono solo la punta di un maestoso e sommerso iceberg chiamato poesia.
Giorgio Caproni sosteneva che il poeta è un minatore… e scava per trovare… qualcosa che non ha. Anche i grandi poeti hanno scritto per mancanza, per difetto, per sottrazione e alienazione. Il poeta desidera, anela con tutto se stesso a ciò che non ha, si tende verso l’oggetto del suo desiderio. Da lettrice a un certo punto mi sono chiesta: ma qual è il contrario di mancanza? Ed ecco che mi è giunta la parola pienezza. Ma si può scrivere per pienezza? E cosa vuol dire? Quando lo si fa? E poi: si può scrivere contemporaneamente di mancanza e di pienezza? Ho provato ad analizzare tali mie domande in un saggio sulla poesia dal titolo “RITORNO AL VUOTO” e ho provato a formulare alcune risposte che qui riassumo un un’unica frase: La poesia di pienezza si india all’Uno.
Umberto Saba disse “Ai poeti non resta che fare poesia onesta” è una massima che calza alla raccolta della nostra poetessa-avvocato la quale ha una doppia responsabilità; mi chiedo: come si conciliano questi due aspetti nella vita di Marianna Guccione?

Torno a menzionare Patrizia Cavalli la quale diceva “Le mie poesie non cambieranno il mondo” eppure le donne hanno questo potere: potrebbero agire per far sì che il mondo cambi. Il tessuto sociale odierno è estremamente maschile: per il linguaggio, per le azioni, per le decisioni, per i sentimenti. Uomini e donne abbiamo dimenticato la dolcezza, l’accoglienza, l’amabilità; qui e ora c’è la necessità di una donna che abbia le spine ma anche i colori. La donna rappresenta la nascita, la madre per eccellenza. Le donne sono costruttori di vita, una responsabilità maggiormente sentita da chi crea, da chi fa arte dove la costruzione è anche trasformazione e ha il potere di salvare e proteggere i principi e i valori. Le donne che scrivono, creano, dipingono, sculturano desiderano salvare il mondo poiché la poesia chiede al poeta di creare qualcosa di profondo… di bello.

Grazie a Marianna Guccione per averci trasportato in una visione selvatica dove la parola si ribella al consueto e la poesia si fa strumento di un messaggio intimo che va oltre la forma della scrittura.
Attraverso l’arte, il quotidiano viene purificato, rimesso a nuovo; coloro che creano sono ribelli, disubbidienti e selvatici, guardano alle cose con profonda spiritualità e si fanno utero da riempire con le unicità del Cosmo.
Grazie
20 settembre 2025

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Grazie per aver reso, con le tue parole, in modo così fedele e cristallino l’identità di “Selvatica”
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